Archivio di febbraio 2013

4°Giovedi di Santa Rita

giovedì, 28 febbraio 2013

La tradizione ci racconta che, portata alla vita religiosa, fu data in sposa ad un uomo brutale e violento che, convertito da lei , venne in seguito ucciso per una vendetta. I due figli giurarono di vendicarlo e Rita, non riuscendo a dissuaderli, pregò Dio farli piuttosto morire. Quando ciò si verificò, Rita si ritirò nel locale monastero delle Agostiniane di Santa Maria Maddalena. Qui condusse una santa vita con una particolare spiritualità in cui veniva privilegiata la Passione di Cristo. Durante un’estasi ricevette una speciale stigmata sulla fronte, che le rimase fino alla morte. La sua esistenza di moglie di madre cristiana, segnata dal dolore e dalle miserie umane, è ancora oggi un esempio.

Patronato: Donne maritate infelicemente, Casi disperati

Etimologia: Rita = accorc. di Margherita

Martirologio Romano: Santa Rita, religiosa, che, sposata con un uomo violento, sopportò con pazienza i suoi maltrattamenti, riconciliandolo infine con Dio; in seguito, rimasta priva del marito e dei figli, entrò nel monastero dell’Ordine di Sant’Agostino a Cascia in Umbria, offrendo a tutti un sublime esempio di pazienza e di compunzione.
Fra le tante stranezze o fatti strepitosi che accompagnano la vita dei santi, prima e dopo la morte, ce n’è uno in particolare che riguarda s. Rita da Cascia, una delle sante più venerate in Italia e nel mondo cattolico, ed è che essa è stata beatificata ben 180 anni dopo la sua morte e addirittura proclamata santa a 453 anni dalla morte.
Quindi una santa che ha avuto un cammino ufficiale per la sua canonizzazione molto lento (si pensi che sant’Antonio di Padova fu proclamato santo un anno dopo la morte), ma nonostante ciò s. Rita è stata ed è una delle più venerate ed invocate figure della santità cattolica, per i prodigi operati e per la sua umanissima vicenda terrena.
Rita ha il titolo di “santa dei casi impossibili”, cioè di quei casi clinici o di vita, per cui non ci sono più speranze e che con la sua intercessione, tante volte miracolosamente si sono risolti.
Nacque intorno al 1381 a Roccaporena, un villaggio montano a 710 metri s. m. nel Comune di Cascia, in provincia di Perugia; i suoi genitori Antonio Lottius e Amata Ferri erano già in età matura quando si sposarono e solo dopo dodici anni di vane attese, nacque Rita, accolta come un dono della Provvidenza.
La vita di Rita fu intessuta di fatti prodigiosi, che la tradizione, più che le poche notizie certe che possediamo, ci hanno tramandato; ma come in tutte le leggende c’è alla base senz’altro un fondo di verità.
Si racconta quindi che la madre molto devota, ebbe la visione di un angelo che le annunciava la tardiva gravidanza, che avrebbero ricevuto una figlia e che avrebbero dovuto chiamarla Rita; in ciò c’è una similitudine con s. Giovanni Battista, anch’egli nato da genitori anziani e con il nome suggerito da una visione.
Poiché a Roccaporena mancava una chiesa con fonte battesimale, la piccola Rita venne battezzata nella chiesa di S. Maria della Plebe a Cascia e alla sua infanzia è legato un fatto prodigioso; dopo qualche mese, i genitori, presero a portare la neonata con loro durante il lavoro nei campi, riponendola in un cestello di vimini poco distante.
E un giorno mentre la piccola riposava all’ombra di un albero, mentre i genitori stavano un po’ più lontani, uno sciame di api le circondò la testa senza pungerla, anzi alcune di esse entrarono nella boccuccia aperta depositandovi del miele. Nel frattempo un contadino che si era ferito con la falce ad una mano, lasciò il lavoro per correre a Cascia per farsi medicare; passando davanti al cestello e visto la scena, prese a cacciare via le api e qui avvenne la seconda fase del prodigio, man mano che scuoteva le braccia per farle andare via, la ferita si rimarginò completamente. L’uomo gridò al miracolo e con lui tutti gli abitanti di Roccaporena, che seppero del prodigio.
Rita crebbe nell’ubbidienza ai genitori, i quali a loro volta inculcarono nella figlia tanto attesa, i più vivi sentimenti religiosi; visse un’infanzia e un’adolescenza nel tranquillo borgo di Roccaporena, dove la sua famiglia aveva una posizione comunque benestante e con un certo prestigio legale, perché a quanto sembra ai membri della casata Lottius, veniva attribuita la carica di ‘pacieri’ nelle controversie civili e penali del borgo.
Già dai primi anni dell’adolescenza Rita manifestò apertamente la sua vocazione ad una vita religiosa, infatti ogni volta che le era possibile, si ritirava nel piccolo oratorio, fatto costruire in casa con il consenso dei genitori, oppure correva al monastero di Santa Maria Maddalena nella vicina Cascia, dove forse era suora una sua parente.
Frequentava anche la chiesa di S. Agostino, scegliendo come suoi protettori i santi che lì si veneravano, oltre s. Agostino, s. Giovanni Battista e Nicola da Tolentino, canonizzato poi nel 1446. Aveva tredici anni quando i genitori, forse obbligati a farlo, la promisero in matrimonio a Fernando Mancini, un giovane del borgo, conosciuto per il suo carattere forte, impetuoso, perfino secondo alcuni studiosi, brutale e violento.
Rita non ne fu entusiasta, perché altre erano le sue aspirazioni, ma in quell’epoca il matrimonio non era tanto stabilito dalla scelta dei fidanzati, quando dagli interessi delle famiglie, pertanto ella dovette cedere alle insistenze dei genitori e andò sposa a quel giovane ufficiale che comandava la guarnigione di Collegiacone, del quale “fu vittima e moglie”, come fu poi detto.
Da lui sopportò con pazienza ogni maltrattamento, senza mai lamentarsi, chiedendogli con ubbidienza perfino il permesso di andare in chiesa. Con la nascita di due gemelli e la sua perseveranza di rispondere con la dolcezza alla violenza, riuscì a trasformare con il tempo il carattere del marito e renderlo più docile; fu un cambiamento che fece gioire tutta Roccaporena, che per anni ne aveva dovuto subire le angherie.
I figli Giangiacomo Antonio e Paolo Maria, crebbero educati da Rita Lottius secondo i principi che le erano stati inculcati dai suoi genitori, ma essi purtroppo assimilarono anche gli ideali e regole della comunità casciana, che fra l’altro riteneva legittima la vendetta.
E venne dopo qualche anno, in un periodo non precisato, che a Rita morirono i due anziani genitori e poi il marito fu ucciso in un’imboscata una sera mentre tornava a casa da Cascia; fu opera senz’altro di qualcuno che non gli aveva perdonato le precedenti violenze subite.
Ai figli ormai quindicenni, cercò di nascondere la morte violenta del padre, ma da quel drammatico giorno, visse con il timore della perdita anche dei figli, perché aveva saputo che gli uccisori del marito, erano decisi ad eliminare gli appartenenti al cognome Mancini; nello stesso tempo i suoi cognati erano decisi a vendicare l’uccisione di Fernando Mancini e quindi anche i figli sarebbero stati coinvolti nella faida di vendette che ne sarebbe seguita.
Narra la leggenda che Rita per sottrarli a questa sorte, abbia pregato Cristo di non permettere che le anime dei suoi figli si perdessero, ma piuttosto di toglierli dal mondo, “Io te li dono. Fà di loro secondo la tua volontà”. Comunque un anno dopo i due fratelli si ammalarono e morirono, fra il dolore cocente della madre.
A questo punto inserisco una riflessione personale, sono del Sud Italia e in alcune regioni, esistono realtà di malavita organizzata, ma in alcuni paesi anche faide familiari, proprio come al tempo di s. Rita, che periodicamente lasciano sul terreno morti di ambo le parti. Solo che oggi abbiamo sempre più spesso donne che nell’attività malavitosa, si sostituiscono agli uomini uccisi, imprigionati o fuggitivi; oppure ad istigare altri familiari o componenti delle bande a vendicarsi, quindi abbiamo donne di mafia, di camorra, di ‘ndrangheta, di faide familiari, ecc.
Al contrario di s. Rita che pur di spezzare l’incipiente faida creatasi, chiese a Dio di riprendersi i figli, purché non si macchiassero a loro volta della vendetta e dell’omicidio.
S. Rita è un modello di donna adatto per i tempi duri. I suoi furono giorni di un secolo tragico per le lotte fratricide, le pestilenze, le carestie, con gli eserciti di ventura che invadevano di continuo l’Italia e anche se nella bella Valnerina questi eserciti non passarono, nondimeno la fame era presente.
Poi la violenza delle faide locali aggredì l’esistenza di Rita Lottius, distruggendo quello che si era costruito; ma lei non si abbatté, non passò il resto dei suoi giorni a piangere, ma ebbe il coraggio di lottare, per fermare la vendetta e scegliere la pace. Venne circondata subito di una buona fama, la gente di Roccaporena la cercava come popolare giudice di pace, in quel covo di vipere che erano i Comuni medioevali. Esempio fulgido di un ruolo determinante ed attivo della donna, nel campo sociale, della pace, della giustizia.
Ormai libera da vincoli familiari, si rivolse alle Suore Agostiniane del monastero di S. Maria Maddalena di Cascia per essere accolta fra loro; ma fu respinta per tre volte, nonostante le sue suppliche. I motivi non sono chiari, ma sembra che le Suore temessero di essere coinvolte nella faida tra famiglie del luogo e solo dopo una riappacificazione, avvenuta pubblicamente fra i fratelli del marito ed i suoi uccisori, essa venne accettata nel monastero.
Per la tradizione, l’ingresso avvenne per un fatto miracoloso, si narra che una notte, Rita come al solito, si era recata a pregare sullo “Scoglio” (specie di sperone di montagna che s’innalza per un centinaio di metri al disopra del villaggio di Roccaporena), qui ebbe la visione dei suoi tre santi protettori già citati, che la trasportarono a Cascia, introducendola nel monastero, si cita l’anno 1407; quando le suore la videro in orazione nel loro coro, nonostante tutte le porte chiuse, convinte dal prodigio e dal suo sorriso, l’accolsero fra loro.
Quando avvenne ciò Rita era intorno ai trent’anni e benché fosse illetterata, fu ammessa fra le monache coriste, cioè quelle suore che sapendo leggere potevano recitare l’Ufficio divino, ma evidentemente per Rita fu fatta un’eccezione, sostituendo l’ufficio divino con altre orazioni.
La nuova suora s’inserì nella comunità conducendo una vita di esemplare santità, praticando carità e pietà e tante penitenze, che in breve suscitò l’ammirazione delle consorelle. Devotissima alla Passione di Cristo, desiderò di condividerne i dolori e questo costituì il tema principale delle sue meditazioni e preghiere.
Gesù l’esaudì e un giorno nel 1432, mentre era in contemplazione davanti al Crocifisso, sentì una spina della corona del Cristo conficcarsi nella fronte, producendole una profonda piaga, che poi divenne purulenta e putrescente, costringendola ad una continua segregazione.
La ferita scomparve soltanto in occasione di un suo pellegrinaggio a Roma, fatto per perorare la causa di canonizzazione di s. Nicola da Tolentino, sospesa dal secolo precedente; ciò le permise di circolare fra la gente.
Si era talmente immedesimata nella Croce, che visse nella sofferenza gli ultimi quindici anni, logorata dalle fatiche, dalle sofferenze, ma anche dai digiuni e dall’uso dei flagelli, che erano tanti e di varie specie; negli ultimi quattro anni si cibava così poco, che forse la Comunione eucaristica era il suo unico sostentamento e fu costretta a restare coricata sul suo giaciglio.
E in questa fase finale della sua vita, avvenne un altro prodigio, essendo immobile a letto, ricevé la visita di una parente, che nel congedarsi le chiese se desiderava qualcosa della sua casa di Roccaporena e Rita rispose che le sarebbe piaciuto avere una rosa dall’orto, ma la parente obiettò che si era in pieno inverno e quindi ciò non era possibile, ma Rita insisté.
Tornata a Roccaporena la parente si recò nell’orticello e in mezzo ad un rosaio, vide una bella rosa sbocciata, stupita la colse e la portò da Rita a Cascia, la quale ringraziando la consegnò alle meravigliate consorelle.
Così la santa vedova, madre, suora, divenne la santa della ‘Spina’ e la santa della ‘Rosa’; nel giorno della sua festa questi fiori vengono benedetti e distribuiti ai fedeli.
Il 22 maggio 1447 (o 1457, come viene spesso ritenuto) Rita si spense, mentre le campane da sole suonavano a festa, annunciando la sua ‘nascita’ al cielo. Si narra che il giorno dei funerali, quando ormai si era sparsa la voce dei miracoli attorno al suo corpo, comparvero delle api nere, che si annidarono nelle mura del convento e ancora oggi sono lì, sono api che non hanno un alveare, non fanno miele e da cinque secoli si riproducono fra quelle mura.
Per singolare privilegio il suo corpo non fu mai sepolto, in qualche modo trattato secondo le tecniche di allora, fu deposto in una cassa di cipresso, poi andata persa in un successivo incendio, mentre il corpo miracolosamente ne uscì indenne e riposto in un artistico sarcofago ligneo, opera di Cesco Barbari, un falegname di Cascia, devoto risanato per intercessione della santa.
Sul sarcofago sono vari dipinti di Antonio da Norcia (1457), sul coperchio è dipinta la santa in abito agostiniano, stesa nel sonno della morte su un drappo stellato; il sarcofago è oggi conservato nella nuova basilica costruita nel 1937-1947; anche il corpo riposa incorrotto in un’urna trasparente, esposto alla venerazione degli innumerevoli fedeli, nella cappella della santa nella Basilica-Santuario di S. Rita a Cascia.
Accanto al cuscino è dipinta una lunga iscrizione metrica che accenna alla vita della “Gemma dell’Umbria”, al suo amore per la Croce e agli altri episodi della sua vita di monaca santa; l’epitaffio è in antico umbro ed è di grande interesse quindi per conoscere il profilo spirituale di S. Rita.
Bisogna dire che il corpo rimasto prodigiosamente incorrotto e a differenza di quello di altri santi, non si è incartapecorito, appare come una persona morta da poco e non presenta sulla fronte la famosa piaga della spina, che si rimarginò inspiegabilmente dopo la morte.
Tutto ciò è documentato dalle relazioni mediche effettuate durante il processo per la beatificazione, avvenuta nel 1627 con papa Urbano VIII; il culto proseguì ininterrotto per la santa chiamata “la Rosa di Roccaporena”; il 24 maggio 1900 papa Leone XIII la canonizzò solennemente.
Al suo nome vennero intitolate tante iniziative assistenziali, monasteri, chiese in tutto il mondo; è sorta anche una pia unione denominata “Opera di S. Rita” preposta al culto della santa, alla sua conoscenza, ai continui pellegrinaggi e fra le tante sue realizzazioni effettuate, la cappella della sua casa, la cappella del “Sacro Scoglio” dove pregava, il santuario di Roccaporena, l’Orfanotrofio, la Casa del Pellegrino.
Il cuore del culto comunque resta il Santuario ed il monastero di Cascia, che con Assisi, Norcia, Cortona, costituiscono le culle della grande santità umbra.

Via crucis

venerdì, 22 febbraio 2013

La Via Crucis (dal latino, Via della Croce – anche detta Via Dolorosa) è un rito della Chiesa cattolica con cui si ricostruisce e commemora il percorso doloroso di Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota.

L’itinerario spirituale della Via Crucis è stato in tempi recenti completato con l’introduzione della Via Lucis — che celebra i misteri gloriosi, ovvero i fatti della vita di Cristo tra la sua Risurrezione e la Pentecoste.

Via Crucis e indulgenze Nella Chiesa cattolica il pio esercizio della Via Crucis è connessa con l’indulgenza plenaria secondo le normali condizioni stabilite dalla Chiesa. Per ottenere l’indulgenza, i fedeli devono pregare sostando in ciascuna stazione, meditando sul mistero della Passione. Non vi sono particolari requisiti sulla durata della meditazione, né la necessità di utilizzare preghiere specifiche, e non è indispensabile che la meditazione corrisponda alle stazioni che sono dipinte. Ciascuna raffigurazione delle Stazioni della Via Crucis dovrebbe essere benedetta da un francescano (o dall’ordinario del luogo o da un suo delegato) e dovrebbe includere una croce di legno ad ogni stazione. Le immagini sono opzionali. La stessa indulgenza può essere applicata a chi non può materialmente visitare le stazioni purché mediti per 30 minuti sulla Passione.Quando si esegue la Via Crucis La Via Crucis rappresenta un momento di preghiera, di riflessione e un cammino penitenziale.

La celebrazione della Via Crucis è molto comune nei venerdì di Quaresima, specialmente il venerdì santo. Di frequente le celebrazioni a carattere comunitario sono accompagnate da vari canti e preghiere, molto comune come accompagnamento musicale la sequenza dello Stabat Mater Dolorosa.

3°Giovedi di Santa Rita

giovedì, 21 febbraio 2013

Il miracolo singolare della spina.
Era il venerdi santo del 1432,Santa Rita
tornò in Convento profondamente turbata e
dopo aver sentito un predicatore rievocare con
ardore le sofferenze della morte di Gesù e rimase a
pregare davanti al crocifisso in contemplazione,in
uno slancio d’amore Santa Rita chiese a
Gesù di condividere almeno in parte le sue sofferenze.Avvenne allora il prodigio:Santa
Rita fu trafitta da una delle spine della corona di
Gesù che la colpì alla fronte.Fu uno spasimo senza
fine e Santa Rita portò in fronte la piaga per 15 anni
come sigillo d’amore.
Vita di sofferenza.
Per Rita gli ultimi 15 anni furono di sofferenza
senza tregua,la sua perseveranza nella preghiera
la portava a trascorrere anche 15 giorni di seguito
nella sua cella “senza parlare con nessuno se
non con DIO solo”e inoltre portava anche il
cilicio che le procurava sofferenza,per di più
sottoponeva il suo corpo a molte mortificazioni:
dormiva per terra fino alla fine quando si ammalò
e rimase inferma negli ultimi anni della sua vita.
Il prodigio della rosa.
A circa 5 mesi dal trapasso di Santa Rita un
giorno di inverno con la temperatura rigida e
un manto nevoso copriva ogni cosa,una parente
le fece visita e nel
congedarsi chiese alla Santa se desiderava
qualcosa e Rita rispose che avrebbe desiderato una
rosa dal suo orto. Tornata a Roccaporena si recò nell’orticello e grande fu la
meraviglia quando vide una bellissima rosa
sbocciata,la colse e la portò a Rita.Cosi Santa Rita
divenne la santa della “SPINA” e la santa della
“ROSA”.Santa Rita prima di chiudere gli occhi per
sempre ebbe la visione di Gesù e della Vergine
Maria che la invitarono in Paradiso.Una sua
consorella vide la sua
anima salire in cielo accompagnata dagli
Angeli e contemporaneamente le campane
della chiesa si misero a suonare da sole mentre un soavissimo profumo si spanse per tutto il Monastero
e dalla sua camere si vide risplendere una
luce luminosa come se vi fosse entrato il Sole.
Era il 22 Maggio 1447.Santa Rita da Cascia
è stata beatifcata ben 180 anni dopo il suo decesso e proclamata santa a 453 anni dalla sua morte.

Via Crucis

venerdì, 15 febbraio 2013

La VIA CRUCIS (dal latino VIA DELLA CROCE anche
detta VIA DOLOROSA) è un rito cristiano con cui si ricostruisce e commemora il percorso dolososo di
Cristo che si avvia alla crocifissione del Golgota.
Essa è formata da 14 stazioni:
1) Gesù è flagellato,deriso e condannato a morte.
2) Gesù è caricato della croce
3)Gesù cade per la prima volta
4)Gesù incontra sua madre
5)Gesù è aiutato a portare la croce da
Simone di Cirene
6)La Veronica asciuga il volto di Gesù
7)Gesù cade per la seconda volta.
8)Gesù ammonisce le donne di Gerusalemme
9)Gesù cade per la terza volta
10)Gesù è spogliato dalle vesti
11)Gesù è inchiodato sulla croce
12)Gesù muore in croce
13)Gesù è deposto dalla croce
14)Il corpo di Gesù è deposto nel sepolcro
Via Crucis.
Il pio esercizio della VIA CRUCIS
rinnova il ricordo dei dolori che il
DIVINO REDENTORE patì nel tragitto
dal pretorio di Ponzio Pilato,dove fu
condannato a morte fino al monte
Calvario dove per la nostra salvezza
morì in croce.

2°Giovedi di Santa Rita

giovedì, 14 febbraio 2013

Rita nacque nell’anno 1381 a Roccaporena,un
villaggio situato nel comune di Cascia in
provincia di Perugia,da Antonio Liotti e Amata Ferri.
I suoi genitori erano molto credenti e la
situazione economica non era agiata ma decorosa
e tranquilla.La storia di Santa Rita fu ricol,a di eventi
straordinari e uno di questi si mostrò nella sua infanzia.
La piccina,forse lasciata qualche momento incustodita
nella culla in campagna mentre i genitori
lavoravano la terra,fu circondata da uno sciame di
api.Questi insetti ricoprirono la piccola ma stranamente
non la punsero.Un contadino,che nel contempo si
era ferito a una mano con la falce e stava correndo
per farsi medicare,si trovò a passare davanti al
cestello dove era riposta Rita.Viste le api che ronzavano
attorno alla bimba,prese a cacciarle ma,con grande
stupore a mano a mano che scuoteva le braccia
per scacciarle,la ferita di rimarginava completamente.
La tradizione ci tramanda che Rita aveva una precoce
vocazione religiosa e che un Angelo scendeva dal cielo
a visitarLa quando si ritraeva a pregare in un piccolo sottotetto. Santa Rita accetta di essere sposa.
Rita avrebbe desiderato farsi monaca tuttavia
ancor giovinetta(circa 13 anni)i genitori,ormai anziani
la promisero in sposa a Paolo Ferdinando Mancini,un uomo
conosciuto per il suo carattere rissoso e brutale.
Santa Rita,abituata al dovere non oppose resistenza
e andò in sposa al giovane ufficiale che comandava la
guarnigione di Collegiacone,preumibilmente verso i
17-18 anni cioè intorno al 1397-1398.Dal matrimonio
nacquero due figli forse gemelli:Giangiacomo Antonio e
Paolo Maria che ebbero tutto l’amore,la tenerezza e le
cure dalla mamma.Rita riuscì con il suo tenero amore
e tanta pazienza a trasformare il carattere
del marito e a renderlo più docile.La vita
coniugale di Santa Rita dopo 18 anni fu tragicamente spezzata con l’assassino del marito,avvenuto in piena notte
presso la Torre di Collegiacone a qualche chilometro da Roccaporena mentre tornava a Cascia.
Il perdono:Rita fu molto afflittà per l’atrocità
dell’avvenimento cercò comunque rifugio e
conforto nell’orazione con assidue e
infuocate preghiere nel chiedere a DIO il perdono degli
assassini di suo marito.Contemporaneamente
Santa Rita intraprese un’azione per giungere alla
pacificazione a partire dai suoi figlioli,che
sentivano come un dovere la vendetta per la morte del
padre.Rita si rese conto che le volontà dei figli non si
piegavano al perdono,allora la Santa pregò il SIGNORE
offrendo la vita dei suoi figli pur di non vederli macchiati di sangue infatti essi morirono a meno di un anno dalla
morte del padre.Quando Santa Rita rimase sola,
aveva poco più di 30 anni e sentì rifiorire e maturare
nel suo cuore il desiderio di seguire
quella vocazione che da giovinezza aveva
desiderato realizzare.Santa Rita diventa monaca.
Rita chiese di entrare come monaca nel Monastero
di Santa Maria Maddalena,ma ben tre volte non
fu ammessa in quanto vedova di un uomo assassinato.
La leggenda narra che Santa Rita riuscì a superare tutti
gli sbarramenti e le porte chiuse grazie all’intercessione di San Giovanni Battista,Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino che l’aiutoarono a spiccare il volo dallo
“SCOGLIO” fino al Convento di Cascia in un modo a LEI
incomprensibile.Le monache convinte dal prodigio e dal
auo sorriso,l’accolsero fra di loro e qui Rita vi rimase
per 40 anni immersa nella preghiera.
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LUNEDI 11 FEBBRAIO 2013 DATA STORICA IL PAPA BENEDETTO XVI SI DIMETTE QUI SOTTO E’RIPORTATO IL TESTO DELLE SUE DIMISSIONI

lunedì, 11 febbraio 2013

CITTA’ DEL VATICANO – “Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa”. Così comincia il testo dell’annuncio delle dimissioni di Papa Benedetto XVI, fatto, in latino, dallo stesso Pontefice durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto.

“Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio – prosegue il testo – sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20.00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”.

“Carissimi Fratelli – conclude il Papa – vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio”.

BOLLETTINO N. 0089 – 11.02.2013 3 Dal Vaticano, 10 febbraio 2013 BENEDICTUS.
(11 febbraio 2013)

1°Giovedi di Santa Rita

giovedì, 7 febbraio 2013

Buon carnevale a tutti

mercoledì, 6 febbraio 2013

Se sei nato/a…

mercoledì, 6 febbraio 2013

…stronzo/a….io che colpa ne ho?

Quattro risate

martedì, 5 febbraio 2013

La moglie trova un bigliettino con scritto il nome di una donna nella giacca del marito.
La sera, come il marito mette piede in casa, la moglie gli sferra una padellata in testa.
Il marito:
- Uhè, Maria, ma che fai? Sei diventata pazza?
- Ah io sono pazza?!? Ho trovato un biglietto nella tua giacca!
… Il marito, elaborando velocemente:
- Ma no, Maria, a cosa pensi! E’ il nome del cavallo che io e i miei amici abbiamo scommesso alle corse.. mica e’ una donna!
La moglie dispiaciuta:
- Ah scusa Pasquale, non volevo… lo sai come è la gelosia!
Il giorno dopo il marito torna a casa, apre la porta e subito dopo gli arriva un’altra padellata in testa.
- Maria un’altra volta?! E adesso cosa è successo?
- PASQUALE TI HA TELEFONATO IL CAVALLO