Archivio di marzo 2014

I soprannomi

lunedì, 31 marzo 2014

8°Giovedi di Santa Rita

giovedì, 27 marzo 2014

Le notizie che abbiamo sulla vita di Santa Rita non trovano sempre riscontri certi,perchè presentano numerose lacune e vari punti oscuri,innanzitutto per quanto riguarda le date di nascita e di morte,in secondo luogo per ciò che riguarda la sua appartenenza all’ordine agostiniano.In merito alla sua militanza tra le monache di Sant’Agostino,visto che nell’iconografia antica con il quale è raffigurata non è conforme a quello della regola agostiniana c’è chi ritiene che il monastero in cui si ritirò dopo la morte del marito(perchè Rita fu anche sposa)semplicemente si ispirasse alla regola di Sant’Agostino e che solo più tardi ella sia entrata a far parte dell’ordine agostiniano.
Il miracolo delle Api.
Dell’infanzia di Rita si sa ben poco,un episodio molto
conosciuto parla di lei piccolissima che un giorno nella culla,fu attorniata dalle api che non la punsero ma depositarono sulle sue piccole labbra il miele.Questo fatto ha un valore sicuramente simbolico in quanto la
Santa ha avuto sempre parole di pace e di dolcezza per l’umanità sofferente.Rita da bambina fu condotta dai suoi genitori in un campo a falciare e tutti erano intenti a mietere mentre un contadino si ferì a un braccio,mentre egli andava a prendere un lembo di stoffa vide che intorno a Rita sciamavano una moltitudine di api fece per scacciarle proprio con il braccio sanguinante e fu istantaneamente guarito.
Vita di sofferenza.
Per Rita gli ultimi 15 anni furono di una sofferenza senza tregua,la sua perseveranza nella preghiera la portava a trascorrere anche 15 giorni di sebuito nella sula celletta”senza parlare con nessuno se non con Dio solo”inoltre portava il cilico che le procurava sofferenza per di più si sottoponeva il suo corpo a molte mortificazioni:dormiva per terra e alla fine aquando si ammalò rimase inferma negli ultimi anni della sua vita.
Rita da ragazzina invece era ubbidiente e mite,si
sentiva attratta dalla vita religiosa e appena può si ritira a pregare,ma quando i suoi genitori le promettono in moglie ad un giovane del psoto,accetta la loro decisione senza ribellarsi.Rita avrà due gemelli che si chiameranno GianGiacomo e Paolo Maria e svolge tutti i compiti di cui si occupa una brava donna di casa,cucina lava fa le pulizie,mette in ordine e cresce i figli.Putroppo Ferdinando suo marito non ha un buon carattere:è chiuso e scontroso qualcuno dice che sia an che violento,
tuttavia Rita sopporta con paizneza e amore ogni maltrattamento e ogni umiliazione.Deve chiedergli perfino il permesso di andare in chiesa,ma la sua mitezza giorno dopo giorno ottiene efetti benefici e Ferdinando diventa più docile e meno prepotente.
Putroppo però una sera mentre ritornava a casa lungo un sentiero di montagna viene assalito e ucciso da alcuni uomini che gli tendono un’imboscata.Forse è un’agressione di malviventi o forse una vendetta per qualche sgarro del passato.Rita oltre al dolore sente una grande preoccupazione.Quelli sono tempi in cui un’uccisione viene fatta pagare con altre uccisioni e i suoi figli hanno già 15 anni e la donna trema al pensiero che i suoi figli possano pensare alla vendetta e macchiarsi di un delittto.Prega Dio che questo non accada e poco tempo dopo i due ragazzini muoiono probabilmente a causa della peste.Rita resta sola ma questo nuovo dolore le dà ancora di più la forza di tracciare con i suoi gesti le vie della pace e del perdono.Va dagli uccisori del marito e si concilia con loro,va dai suoi parenti e che chiede che anche loro lo facciano.Ma quelli si indispettiscono:”Ma quale perdono,bisogna lavare con il sangue con altro sangue!”
Rita non si lascia scoraggiare e prova ancora finchè i componenti delle due famiglie non abbandonano i propositi di odio e finalmente si abbracciano e ci vchiedono perdono a vicenda.Il suo modi di agire che sembrava un pò strano,ha convinto tutti e ora molti litiganti vanno da lei per aver un consiglio e per trovare modo di fare pace.Nel frattempo Rita ha anche cercato di realizzare il suo sogno di sempre:dedicarsi interamente al Signore.Per ben tre volte chiede di entrare nel monastero di Santa Maria Maddalena a Cascia ma per altrettante volte viene respinta.Forse le suore hanno temuto di essere coinvolte nella guerra fra le due famiglie rivali o forse hanno pensato che Rita non fosse abbastanza istruita oppure hanno creduto che essendos tata sposata non fosse adatta alla vita monastica.Ma la leggenda racconta che una notte mentre sta pregando sullo “scoglio”San Giovanni Battista,Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino i suoi santi protettori la chiamarono e ‘accompagnarono miracolosamente dentro al monastero oltre le porte sbarrate.Dopo questo fatto straordinario le suore non possono fare altro che accogliere Rita la quale vive nel monastero dedicandosi alla preghiera e alla cura dei poveri e dei malati,fino al giorno della sua morte.Rita è anche chiamata la “santa della Spina”perchè un venerdì santo una spina della corona di Gesù le si conficcò in fronte ma è anche detta
la “santa della rosa”.In pieno inverno era gravemente malata venne una sua parente e le chiese se desiderava qualcosa.”Vorre itanto una rosa”le disse Rita”Una rosa,ma siamo a gennaio?”Ma la mattina diopo la parente guardando verso l’orto vide con stupore che nella notte era spuntata una bellissima rosa rossa.A Santa Rita si rivolgono tutti coloro che devono risolvere situazioni estremamente difficili e dolorose.La sua festa
ricorre il 22 maggio.

Santa Rita nacque nel 1381 e morì il 22 maggio 1457.Queste due date tradizionali vennero accettate da Leone XIII quando la proclamò Santa il 24 maggio 1900.Rita,figlia unica di Antonio Liotti e Amata Ferri,nacque a Roccaporena(5 chilometri da Cascia)e fu battezzata con il nome di Margherita.I genitori erano pacieri di Cristo nelle lotte politiche e familiari fra guelfi e ghibellini,diedero il meglio di sè nell’educazione di Rita,insegnandole anche a leggere e a scrivere.Verso i 16 anni Rita sposò Paolo di Ferdinando Mancini,giovane ben disposto ma risentito ed ebbe da lui due figli maschi,e con una vita semplice,ricca di preghiera e di vritù tutta dedicata alla famiglia riuscì a convertire il marito e a condurre una vita onesta e laboriosa.La sua esistenza fu sconvolta dall’uccisione del marito,vittima dell’odio fra le varie fazioni.Rita riuscì a essere coerente con il Vangelo perdonando pienamente come Gesù chi le stava procurando tanto dolore;i figli invece influenzati dall’ambiente e dai parenti erano tentati alla vendetta.La mamma per evitare che si rovinassero umanamente e spiritualmente chiese a Dio piuttosto la loro morte che saperli macchiati di sangue,entrambi morirono di malattia in giovane età.Rita vedova e sola pacificò gli animi e riconciliò le famiglie con la forza della preghiera e dell’amore,quindì potè entrare nel Monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena a Cascia ove visse per 40 anni servendo Dio edi il prossimo con una generosità gioiosa e attenta ai drammi del suo ambinete e della Chiesa del suo tempo.Negli ultimi 15 anni Rita ebbe sulla fronte una stigmata di una delle spine di Cristo, completando così nella sua carne i patimenti di Gesù.La forza di Santa Rita sta nella capacità di parlare a ogni cuore,di partecipare a tutti i nostri problemi.Per quanto ci possiamo sentire infelici,rivolgiamoci con fiducia a Lei che non mancherà di trasformare le nostre preghiere in suppliche ardenti e gradite al Signore.La sua intercessione è così potente che il popolo devoto la chiama”Santa dei casi impossibili,avvocata dei casi disperati”La tradizione ci tramanda che Rita aveva una precoce vocazione religiosa e che un angelo scendeva dal cielo a visitarla,quando lei si ritirava a pregare in un piccolo sottotetto.Era il venerdi santo del 1432 quando Santa Rita tornò in convento profondamente turbata,dopo aver sentito con ardore le sofferenze della morte di Gesù rimane a pregare davanti al Crocifisso in contemplazione.In uno slancio di amore Santa Rita chiese a Gesù di condividere una parte delle Sue sofferenze.Avvenne allora il prodigio:Santa Rita fu trafitta da una delle Spine della corona di Gesù,che la colpì alla fronte;fu uno spasmo senza fine e Santa Rita portò la piaga per 15 anni come sigillo d’amore.E furono anni di sofferenza senza tregua la sua persweveranza nella preghiera la portava a trascorrere anche 15 giorni di seguito nella sua cella”senza parlare con nessuno se non con Dio”.
Santa Rita prima di chiudere gli occhi per sempre ebbe la visione di Gesù e della Vergine Maria che la invitavano in Paradiso.Una sua consorella vide la sua anima salire al cielo accompagnata dagli angeli e contemporaneamente le campane della chiesa si misero a suonare da sole,mentre un profumo soavissimo si spanse per tutto il monastero e dalla sua camera si vide risplendere una luce luminosa come se vi fosse entrato il sole.Era il 22 maggio 1447.Il giardino celeste era ornato di un nuovo fiore.La suora infermierta estasiata esclama “Come è bella la nostra Rita che vola in Paradiso!”Santa Rita da Cascia è stata beatificata dopo 180 anni dal suo decesso e proclamata Santa dopo 453 anni dalla sua morte.

Una rosa di maggio:Santa Rita
da Cascia.E’certamente una delle sante più venerate e supplicate del firmamento della Chiesa al punto di aver meritato il titolo di “Santa degli Impossibili”Santa Rita(il nome è il diminutivo di Margherita)nacque a Roccaporena presso Cascia in provincia di Perugia probabilmente nel 1381,la sua festa si celebra il 22 maggio il giorno in cui la morte la colse a Cascia forse nel 1457.E’una delle sante più venerate in Italia e nell’intero mondo cattolico,ma la sua beatificazione avvenne 180 anni dopo la sua morte e la sua canonizzazione avvenne nel 1900 ad opera di Leone XIII.La santa dei “miracoli” quella con la sua storia terrena più singolare,essendo prima sposa,madre,vedova e poi suora.Il suo nome che significa PERLA è legata a numerosi casi inspiegabili di guarigione per questo motivo Santa Rita viene chiamata la “Santa dei miracoli impossibili”

Santa Rita da Cascia
(Vedova e religiosa)
festeggiata il 22 maggio.
Sposa,madre,vedova,suora agostiniana,grande mistica Rita è una santa di notevole popo,larità,specialmente in Italia dove viene invocata(allo stesso modo di San Giuda) come patrona dei casi più diperati..Guardata da vicino,senza l’alone di leggenda ci svela il volto umanissimo della donna che non è passata idnifferente davanti alla tragedia del dolore e della miseria sociale e morale,e la sua vicenda terrena potrebbe essere di ieri come di oggi.Rita nacque in un angolo remoto dell’ Umbria precisamente a Roccaporena(Perugia).Cresciuta nel timore di Dio accanto agli anziani genitori,ne rispettò a tal punto l’autorità da accontonare il proposito di chiudersi in convento e accettare di unirsi in matrimonio con un giovane violento e irrequieto Paolo di Ferdinando.Le biografie della santa ci dipingono un quadro familiare non inconsueto:una donna dolce,remissiva, attenta a non urtare la scuscettibilità del marito di cui è a conoscenza delle malefatte e soffre pregando in silenzio.Con la sua bontà riuscì a far breccia nel cuore di Paolo,il quale mutò vita e abitudini senza riuscire,tuttavia a far dimenticare gli antichi rancori dei tanti nemici che s’era fatto.Una sera fu trovato ucciso ai margini della strada.I due figligià grandicelli giurarono di vendicare il padre.Quando Rita si accorse dell’inutilità dei propri sforzi per dissuaderli,trovò il coraggio di pregare Dio di chiamarli entrambi a sè,piuttosto di permettere che si macchiassero di omicidio.La sua preghiera ,umanamente incomprensibile,fu esaudita e privata degli affetti più cari Rita andò a bussare al convento delle suore agostiniane di Cascia.La richiesta non fu accettata,tronata la focolare deserto pregò incessantemente i suoi santi protettori:Sant’Agostino,San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino e una notte avvenne il prodigio.I tre santi le apparvero,la invitarono a seguirla,spalancarono la porta del convento ben munito di catenacci e la condussero nel coro,dove le claustrali stavano recitando le pregiere del mattino.Rita potè così indossare il saio delle agotiniane,realizzando l’antico desiderio di dedizione totale a Dio,votandosi alla penitenza alla preghiera e all’amore di Gesù Crocifisso,che la associò anche visibilmente alla sua passione conficcandole nella fronte una spina.Questa stimmata miracolosa,ricevuta durante un’esatsi,le marcò il volto con una dolorosissima piaga purulenta fino alla morte cioè per 15 anni(da qui deriva la Pia Pratica dei 15 Giovedi di Santa Rita).La fama della sua santita varcò le mura del severo convento di Cascia.Le preghiere di Rita ottennero prodigiosi miracoli e conversioni.Per sè non chiese che di addossarsi i dolori che alleviava al suo prossimo.Morì nel monastero dei Cascia il 22 maggio 1447 di tubercolosi e il suo corpo incorrotto fu posto in un sarcofago artistico tuttora esistente.Ben presto le furono atttribuiti miracoli che la portarono alla beatificazione nel 1626 e alla canonizzazione nel 1900.Nel giorno della sua festa si benedicono le rose,in menoria della sua richiesta sul letto di morte di rose e di fichi che furono trovati fuori stagione nel suo orto.In Italia viene invocata come patrona dei “casi difficili”particolarmente quelli con attinenza alla vita matrimoniale.E’invocata anche contro il vaiolo.Il paese di Roccaporena è famoso per aver dato i natali a Santa Rita.Roccaporena è situato a 707 mestri di altezza sul livello del mare.Domina l’abitato con i suoi 120 metri di altezza lo “Scoglio di Santa Rita” situato sulla sommità di un’imponente piramide rocciosa dove la Santa era solita ritirarsi con la preghiera e dove la Santa avrebe lasciato le impronte delle ginocchia e dei gomiti.o una roccia a “pan di zucchero”, alla cui sommità fu costruita nel 1929 una cappelletta, sul luogo dove la tradizione vuole che la santa si ritirasse in preghiera. Il borgo di Roccaporena ne conserva la casa, trasformata in chiesa nel ’600 e restaurata nel 1946.A Roccaporena paese natale di Santa Rita ogni 22 maggio c’è la “Festa delle rose e delle Rite” ed è ricordata per “Lo scoglio di Santa Rita”l’enorme piramide rocciosa che sovrasta il paese di Roccaporena ed è meta di pellegrinaggi da tutto il mondo,particolarmente venerato questo masso obliguo chiamato appunto “Lo Scoglio” sul quale Santa Rita avrebbe lasciato le impronte dei ginocchi e dei gomiti.
Santa Rita usava questa roccia per pregare intensamente tanto da lasciare impresse appunto le impronte dei gomiti e delle ginocchia.La roccia si trova ubicata sulla sommità di uno sperone roccioso a circa 12o metri di altezza rispetto alla base della valle.Nel 1919 la roccia venne inglobata in una cappellina,riscostruita nel 1979 in seguito ad un terremoto.Alla fine dei suoi giorni,Rita chiede a una sua cugina di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna,siamo in inverno e la cugina l’asseconda pensandola nel delirio della malattia.Tornata a casa la giovane parente trova in mezzo alla neve due fichi e una rosa e meravigliata torna subito a Cascia per portarli a Rita.Da allora la rosa è il simbolo ritiano per eccellenza:come la rosa,Rita ha saputo fiorire nonostante le spine che la vita le ha riservato,donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelidi inverno di tanti cuori.All’interno del monastero di Cascia si conserva l’anello nuziale di Santa Rita.L’anello è formato da due mani che si stringono tra loro;ha un grande valore simbolico ricordando che l’amore autentico richiede fedeltà.Questo anello è il simbolo che può fare da esempio ai fidanzati e agli sposi che cercano in Santa Rita un modello coniugale.L’arido legno,innaffiato umilmente giorno per giorno da Santa Rita per ubbidienza,si convertiva in questa vite rigogliosa e si trova nel chiostro del Monastero a Cascia.E’divenuta simbolo dell’obbedienza di Santa Rita e della sua fecondità spirituale.Al monastero di Cascia c’è il Coro dove Santa Rita fa la vestizione come monaca agostiniana.Questo è il luogo legato all’entrata di Rita al monastero.Ella rimasta vedova,deve superare molti ostacoli,prima che la Badessa di allora accetti di accoglierla.E’probabile che la causa sia la presenza di una monaca imparentata con Paolo(marito di Rita)che come il resto della famiglia non accetta il silenzio di Rita sul nome degli assassini dell’uomo .Ancora una prova impegnativa,per questa piccola grande donna,che la vede protagonista della riconcliliazione finale tra le due famiglie coinvolte nella faida.Solo dopo aver messo pace fra tutti.Rita riesce finalmente a entrare in Monastero.La tradizione vuole che Rita sia stata trovata dalle sue consorelle dentro al Coro,trasportata dai suoi santi protettori(Sant’Agostino,San Giovanni Battista,San Nicola da Tolentino).Probabilmente quest’immagine tradizionale simboleggia un’assidua preghiera da parte della donna ai suoi protettori per ottenere il permesso di entrare.Simbologia di Santa Rita:La Rosa
Alla fine dei suoi giorni,malata e costretta a letto,Rita
chiede a una sua parente venuta in visita da Roccaporena di portarle 2 fichi e una rosa dall’orto della casa paterna,ma siccome è pieno inverno la cugina l’asseconda pensandola nel delirio della malattia,ma una volta tornata a casa la giovane parente trova in mezzo all’orto una rosa e i 2 fichi e meravigliata torna subito a Cascia per portarli a Rita.Il prodigio della rosa e dei fichi in inverno è reso attendibile da alcune testimonianze raccolte nel processo per la beatificazione nel 1626.L’orto dove la cugina raccolse la rosa e i fichi si trova a Roccaporena nella città natale a 5 chilometri da Cascia.Il fiore simbolo,la rosa caratterizzza anche il nome della rivista del monastero “Dalle Alpi alle Rose”e la tradizionale BENEDIZIONE DELLE ROSE che avviene ogni 22 maggio dopo la messa pontificale davanti alla Basilica a Cascia.Santa Rita da Cascia(vedova e religiosa)
Si festeggia il 22 maggio,sposa madre vedova suora agostinana,grande mistica
Rita è una santa di notevole popolarità specialmente in Italia dove viene invocata(allo stesso modo di San Giuda come patrona dei casi disperati)Guardata da vicino,senza l’alone di leggenda si svela il volto umanisimo della donna che non è passata indifferente davanti alla tragedia del dolore e della miseria sociale e morale e la sia vicenda terrena potrebbe essere di ieri come di oggi.Rita nacque in un angolo remoto dell’Umbria precisamente a Roccaporena(Perugia),cresciuta nel timore di Dio accanto agli anziani
genitori nel rispetto a tal punto l’autorità da accantonare il proposito di chiudersi in convento e accettare di unirsi in matrimonio con un giovane violento e irrequieto Paolo di Ferdinando.Le biografire della santa ci dipingono un quadro familiarre non inconsueto,una donna dolce remissiva attenta a non urtare la suscettibilità del marito di cui è a conoscenza delle malefatte e soffre pregando in silenzio,con la sua bontà riuscì a far breccia nel cuore di Paolo,il quale mutò vita e abitudini senza riuscire tuttavia a far dimenticare gli antichi rancori dei tanti nemici che si era fatto.Una sera fu trovato ucciso ai margini della strada.I due figli già grandicelli riurarono di vendicare il padre.
Quando Rita si accorse dell’inutilità dei propri sforzi per dissuaderli,trovò il coraggio di pregare Dio di chiamarli entrambi a se,piuttosto di permettere che si macchiasse di omicidio,e la sua preghiera umanamente incomprensibile,fu
esaudita e privata degli affetti più cari Rita andò a bussare al convento delle suore agostiniane di Cascia,ma la richiesta non fu accettata, e tronata al focolare deserto pregò incessantemente i suoi santi protettori:Sant’Agostino,San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino e una notte i tre santi le apparvero e la invitarono a seguirla spalancarono al porta del convento ben munito di catenacci e la condussero nel coro,dove le monache stavano recitando le preghiere del mattino e cosi Rita potè indossare il saio delle agostiniane,realizzando l’antico desiderio di dedizione totale a Dio votandosi alla penitenza alla preghiera e all’amore di Gesù Crocifisso che l’associò anche visibilmente alla sua passione conficcandole nella fronte una spina.Questa stimmata miracolosa ricevuta durante un’estasi le marcò il volto con una dolorosissima piaga purulenta fino alla morte cioè per 15 anni(da qui deriva la pia pratica dei 15 giovedi di Santa Rita)La fama della sua santità varcò le mura del severo convento di Cascia e le preghiere di Rita ottenevano prodigiosi miracoli e conversioni.Per sè non chiese che di addossarsi i dolori che alleviava al suo prossimo.Morì nel monasto di Cascia il 22 mggio 1447 di tubercolosi e uil suo corpo incorrotto fu posto in un sarcofago artistico tuttora esistente.Ben presto le furono attribuiti miracoli che la portarono alla beatificazione nel 1626 e alla canonizzazione nel 1900.Nel giorno della sua festa si benedicono le rose in memoria della sua richiesta sul letto di morte di rose e di fichi che furono trovati fuori stagione nel suo orto.In Italia viene invocata come patrona dei “casi difficili” particolarmente quelli con attinenza alla vita Santa Rita da Cascia:Con l’eroica forza dello spirito.
Santa Rita nacque intorno al 1381,probabilmente nel mese di ottobre,e morì il 22 maggio 1457.L’anno di nascita e la data di morte vennero accettate ufficialmente da Papa Leone XIII quando la proclamò Santa il 24 maggio 1900.
Rita nasce a Roccaporena,a pochi passi da Cascia(Perugia)figlia unica di Antonio Lotti e Amata Ferri.I genitori erano “pacieri”di Cristo nelle lotte politiche e familiari tra guelfi e ghibellini,e diedero a Rita una buona educazione, insegnandole a scrivere e a leggere.Già dalla tenera età Rita era desiderosa di intraprendere il cammino che l’avrebbe portata verso la consacrazione a Dio,ma gli anziani genitori,prima di morire insistettero per vedere accasata la loro unica figlia.Mite e obbediente Rita non volle contrariare i genitori e a soli sedici anni andò in sposa a Paolo di Ferdinando Mancini,giovane ma di carattere irruento.L’indole rissosa di Paolo non impedì a Rita con ardente e tenero amore di sposa,di aiutarlo a cambiare.Ben presto nacquero i gemelli Giacomo Antonio e Paolo Maria,e con vita semplice ricca di preghiera e di virtù,tutta dedida alla famiglia,Rita aiutò a convertire il marito e a condurre una vita onesta e laboriosa.Questo fu forse il periodo più bello della vita di Rita,ma fu attraversato e spezzato da un tragico evento:l’assassino del marito,avvenuto in piena notte,presso il mulino di Remolida da Poggiodomo nella valle sotto le balze di Collegiacone.Le ultime parole di Paolo,vittime dell’odio fra le fazioni furono parole d’amore verso Rita e i suoi figli.Rita fu anche capace di una sconfinata pietà coerente con il Vangelo di Dio cui era devota,perdonando pienamente chi le stava procurando tanto dolore.Al contrario i figli,influenzati dall’ambiente circostante erano propensi e tentati dal desiderio di vendetta.I sentimenti di perdono e di mitezza di Rita non riuscirono a persuadere i ragazzi.Allora Rita arrivò a pregare Dio per la morte dei figli,piuttosto chesaperli macchiati del sangue fraterno,entrambi morirono di malattia in giovane età a meno di un anno di distanza dalla morte del padre.Rita ormai sola e con il cuore straziato da tanto dolore,si a opere di misericordia e soprattutto a gesti ri pacificazione della parentele verso gli uccisori del marito,condizione necessaria per essere ammessa al Monastero a coronazione così del grande desiderio che Rita serbava in cuore sin da fanciulla.Per ben tre volte bussò alla porta del Monastero Agostiniano di Santa Maria Maddalena in Cascia, ma solo nel 1417 su accolta in quel luogo,ove servendo Dio ed il prossimo con una generosità gioiosa e attenta ai drammi del suo ambiente e della chisesa del suo tempo.La sera di un venerdì santo dopo la tradizionale processione del Cristo Morto,un prodigio che durò per tutti i suoi ultimi quindici anni della sua vita;Rita ricevette sulla fronte una stimmata di una delle spine di Cristo,completando così nella sua carne i patimenti di Gesù.Rita ne sopportò il dolore con gioiosa ed eroica forza.Salvo una breve parentesi in occasione della visita a Roma per acquistare delle indulgente romane,la ferita rimase aperta sulla fronte di Rita fino al termine della sua vita terrena.Morì beata il giorno 22 maggio 1457.
Il 22 maggio Festa di Santa Rita da Cascia è il giorno preparato dai Quindici Giovedì di Santa Rita ed è atteso da milioni di devoti in tutto il mondo.La mattina la Basilica di Santa Rita a Cascia viene chiusa per permettere ai pellegrini di portarsi all’esterno per accogliere la Processione di Roccaporena seguita dalla Statua di Santa Rita colma di rose rosse.La processione è caratterizzata per la presenza del Corteo quattrocentensco raffigurantre gli episodi della vita della Santa con oltre 400 persone in costume,vede la partecipazione delle Autorità civili con i loro gonfaloni e delle Confraternite.La processione arriva davanti al sacrato della Basilica e a quel punto il cardinale davanti ad una foresta di rose rosse tenute in mano da migliaia di pellegrini bendedice le rose in onore di Santa Rita.Dopo la benedizione delle rose inizia il solenne Pontificale presieduto dal Cardinale e dai Vescovi presenti alla Festa e dagli Agostiniani.
Terminato il Pontificale,il cardinale si reca davanti al Corpo della Santa per recitare la SUPPLICA,momento toccante che si collega idealmente a milioni di suppliche che d aogni parte del mondo si rivolgono alla Santa degli impossibili.La processione è una forma di fede che fa di questa festa un cuore che arde,una rosa vivente il cui buon profumo cdi Cristo sale gradito a Dio,spandendo la bella tesimonianza di Rita in tutto il mondo.
La festa che Cascia tributa a Santa Rita è particolarmente articolata a momenti puramente celebrativi e si alternano ad ampi spazi di riflessione legati ad una liturgia che ormai conta secoli di storia.E’il caso dei “Giovedì di Santa Rita”una particolare devozaione nata quasi trecento anni fa e mai interrotta.Per il 15 giovedi antecedenti la festa del 22 maggio,si rivolgono in diverse ore della giornata,incontri di fede in preparazione della festa.Questa autentica esigenza di fratellanza viene manifestata anche con il gemellaggio che annualmente Cascia intrattiene con una diversa città italiana o europea.Dalla città gemellata ogni anno nei giorni precedenti la festa di Santa Rita solitamente una settimana prima parte la fiaccola che gli atleti del gruppo sportivo più rappresentativo della città,portano con lunghissime staffette fino a Cascia la sera del 21 maggio sul sagrato della Basilica viene acceso il tripode.Il 22 maggio il corteo in costume storico parte per raggiungere la Basilica dedicata alla Santa.Durante la festa viene assegnato il Riconoscimento Internazionale Santa Rita istituito nel 1988 dal comune di Cascia(Perugia)per mettere in risalto il fatto che anche oggi vi sono persone che vivono i valori del perdono,di pace,di soldarietà,di dedizione,di fede,di amore,già incarnati dalla umile donna di Roccaporena di Cascia.

matrimoniale.E’invocata anche contro il vaiolo.

La vita di Santa Rita.
Santa Rita nacque a Roccaporena di Cascia,nell’Umbria verde,detta la Galilea d’Italia,da vecchi coniugi che si credevano sterili:Antonio Lotti e Amata Ferri,detti “Pacieri di Cristo”per le loro virtù.Fu dono eletto del Cielo ricompensa delle orazioni e delle buone opere.I genitori ne raccolsero il nome da un fiore:Margherita,di cui Rita è diminutivo.Probabilmente l’anno di nascita era il 1381, un anno dopo la morte di Caterina da Siena,quasi a segnare una continuità non priva di meraviglioso significato spirituale.L’ambiente in cui nacque era caratterizzato da continui scontri armati tra i partigiani delle constrapposte grandi potenze ma non meno violente,guerriglie paesane o di cla familiari.Le opposte militanze dei guelfi fautori dello Stato Pontificio e dei ghibellini ad esso contrari
fomentavano odi politici che si aggrovigliavano a quelli di natura sociale tra nobili e plebei.La tracostanza degli uni e l’insofferenza degli altri innescavano faide e vendette individuali e collettive.I numerosi predicatori,che si alternavano sui pulpiti delle chiese,non si stancavano di amonire i casciani e di ricordare la loro legge evangelica del perdono.Alla missione evangelizzatrice degli uomini della Chiesa si aggiungeva l’azione educatrice dei “Pacieri” che erano uomini o donne particolarmente stimati,cui gli statuti del libero comune affidavano l’ardua incombenza di pacificare i contendenti o almeno di scongiurare vendette cruente.Della vita di Rita,e soprattutto nel periodo precedente il suo ingresso al monastero si sa pochissimo.E le poche notizie giungono soprattutto dalla tradizione orale,che per lunghi secoli fu l’unico modo di tramandare ai figli la memoria dei padri.Dovettero passare circa cinquantotto anni dalla morte,prima che i racconti della sua vita fossero messi in iscritto.Roccaporena,il suo luogo natale è oggi un bel paesino umbro in provincia di Perugia ma nel Trecento era un minuscolo agglomerato di casupole e capanne,al fondo di una conca circondata da monti ricchi di foreste,dominato dal vicino colune di Cascia.La prima
preoccupazione dei genitori di fronte al dono ormai non più atteso fu certo il battesimo,amministrato alla piccola probabilmente lo stesso giorno della nascita o comunque subito dopo secondo l’antica usanza.Si ritiene che i genitori appartenessero non alla classe sociale più modesta,ma a quella benestante.La santa viene infatti spesso raffigurata con libri in mano;perciò per lo meno,doveva saper leggere e ai suoi tempi non tutti potevano studiare.L’infanzia di molti santi stando a certe biografie è spesso costellata di episodi miracolosi e dopo il battesimo cominciarono a manifestarsi anche in Santa Rita i doni celesti.Si narra che uno sciame di api bianche le volteggiasse intorno mentre era doormentava nella culla entrando e uscendo dalla bocca senza arrecarle alcun danno.Le api e il loro miele segno di “Dolce conservazione”cioè di colloquio di Dio come se Rita fu gradita a Dio dolce più dello stesso miele.L’episodio veniva considerato sin dai tempi antichi come un augurio di grandezza.Qualcosa di simile è raccontato pure su Sant’Ambrogio.Ma Rita come ha scritto Giovanni Paolo II è santa”Non tanto per la fama dei prodigi che la devozione popolare attribuisce alla sua intercessione presso Dio onnipotente,quanto per la sua stupefacente normalità dell’esistenza quotidiana da lei vissuta come sposa e madre poi come vedova e infine come monaca agostiniana”
Al di là dei fatti prodigiosi o immaginari,l’infanzia di Rita fu simile a quelle delle sue coetanee:casa e campi,casa e fontana con la brocca dell’acqua e i panni da lavare,casa e bosco per raccogliere legna da ardere e certamente casa e chiesa.Se Santa Rita non fosse stata fanciulla pia e assidua alla preghiera,nell’ora della prova non avrebbe retto.A 14 o 18 anni circa i genitori le proposero in matrimonio un giovane:Paolo Mancini di Ferdinando,mentre Rita aspirava alla vita monacale.Desiderava consacrare la sua carne vergine e il suo sangue puro all’altare del Divin Incantatore,del Divin Fascinatore,ma dovette andare incontro al giovane,di belle qualità,ma di carattere focoso,che pare pure alzasse le mani.Al suo tempo e nel suo comune,celebrare il matrimonio poco oltre l’adolescenza non doveva essere un’eccezione.Essendo i genitori di Rita anziani e oppressi da non poche infermità,erano desiderosi di vedere la figlia sposata,prima di morire.Quindi le proposero quell’uomo e se lei rifiutò non fu certo perchè solita farlo nei confronti dei genitori,ma perchè ritevenva fosse Gesù Cristo Crocifisso il suo Sposo,cui aveva promesso fedeltà.E se dovette poi lo stesso sposarsi non stupisce perchè a quei tempi era usuale sollecitare come ostacolare matrimoni per ragioni di convenienza economica e sociale o come atto di riparazione.Certa è l’immagine del marito quale uomo “difficile e risentito” “feroce” e addirittura che “atterriva nel parlare e spaventava nel conversare”.Ma forse è stata anche la tradizione e la fantasia popolare ad ingigantire la brutalità e la violenza dell’uomo,presentando la Santa intenta ad ammansirlo come San Francesco d’Assisi di fronte al lupo di Gubbio.
Questa presunta caratteristica del marito appariva comunque coerente con la fama che circondava i casciani nei secoli passati.Di certo,aveva un carattere forte,così nel 1697 il Simonetti scrisse che “Ferdinando era un uomo ben disposto e di civile aspetto ma aspro,rigido,risentto,dedito alle armi,alla sensualità,in poche parole per niente cristiano”Era temuto perchè persona rissosa,che non sfuggiva le contese,,ma le procurava con le parole aspre e altere.Andata in sposa la quattrordicenne Rita portò,secondo la consuetudine la sua dote: una pezza di tela,qualche utensile da cucina,il necessario per cucire e rattoppare.Madre di due gemelli,Gian Giacomo e Paolo Maria,innestò nel loro cuore il nome benedetto di Gesù,che fu il primo il primo nome che le loro labbra innocenti pronunciarono e l’ultimo a uscire dal loro cuore nel momento supremo dell’offerta materna a Dio.Fu moglie e madre esemplare,attenta alle esigenze del marito e dei figli e soprattutto alla loro educazione cristiana.Coltivò i figli come piante del cuore,sebbene,a volte raccolse dalle loro anime invece che amore,triboli e spine.Lo sposo Paolo Mancini di Ferdinando,partecipando con ogni probabilità,ad una sommossa popolare, fu ucciso da parte avversa.Ma può anche darsi pure che si trattò di un agguato nei pressi del castello di Collegiacone,a qualche chilometro dalla sua casa.Nessun testimone ,nessun particolare del delitto,nessun nome degli aggressori.Ignoto è pure il movente e il periodo dell’anno.La notiza scosse la donna,per quanto forte, che corse con i figli sul posto del delitto,per cadere in ginocchio e pregare,dopo aver coperto quel corpo squarciato dello sposo e nascosto la camicia insanguinata del marito,per evitare che la vista del sangue eccitasse i figli alla vendetta.La drammatica morte del marito fu per Rita fonte di dolore,ma pure occasione di crescita spirituale.Rita fu vittima dell’odio ma non odiò.Pose la sua croce accanto a quella della Maestro e ne ascoltò la voce:”Padre,perdonali,perchè non sanno quello che fanno.”Si aprì al perdono,ma i figli erano ancora fagazzi alla morte del padre.Una vendetta indiscriminata avrebbe potuto attirare su di loro e sulla povera madre problemi molto gravi:il carcere e perfino la pena di morte.Con forza,in questo drammatico momento della sua vita,Rita pregò intensamente per diventare capace di perdono e perchè i figli non diventassero loro stessi assassini,per vendicare il padre.Preferì nn vederli più,piuttosto che vederli macchiarsi di sangue o puniti con la morte del supplizio,come vittime del loro stesso odio.”Meglio morti che assassini”Fu esaudita,nel breve tempo di un anno i due giovani furono seopolti accanto al padre.Pare furono colpiti da un fulmine a breve distanza uno dall’altro.Spogliata degli affetti più cari Rita si trovò sola e cominciò a vedere sempre più chiara la sua nuova strada che l’avrebbe portata a Dio.Libera da ogni legame con mondo.potè finalmente soddisfare il suo più grande desiderio:vivere la vita religiosa nel Monastero di Santa Maddalena di Cascia,fra le Religiose Agostiniane.La vocazione agostiniana non fu determinata tanto dalla presenza del monastero stesso di Santa Maria Maddalena a Cascia,perchè sempre a Cascia vi erano altri monasteri quanto dalla spiritualità della chiesa e dal convento di Sant’Agostino costruiti nella second ametà del XIII secolo e dal monastero femminile agostiniano di Santa Lucia.Fin dal 1244,gli agostiniani si dedicarono all’evangelizzazione e alla difesa della Chiesa,sull’esempio del loro maestro di cui studiavano la dottrina e ne seguivano la spiritualità.Inoltre custodivano i tesori della patristica e della cultura classica.Dopo la “grande riunione”di altri ordini,l’ordine agostiniano fiorì in modo straordinario un pò ovunque.E così pure in Umbria Santa Rita entrò nel monastero nel 1407 guidata dai suoi protettori:San Giovanni Battista,Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino.Più volte si era recata a Cascia per chiedere alle monache che l’accogliessero ma il portone del monastero restava sempre chiso per lei,non certo per l’età,trentasei anni nè per la condizione vedovile,quanto perchè vedova di un assassino.Non si era certi che fosse spento il desiderio di vendetta in lei.Anche a distanza di anni,un delitto può chiamare altri delitti.Nessun testimone ,nessun particolare del delitto,nessun nome degli aggressori.Ignoto è pure il movente e il periodo dell’anno.La notiza scosse la donna,per quanto forte, che corse con i figli sul posto del delitto,per cadere in ginocchio e pregare,dopo aver coperto quel corpo squarciato dello sposo e nascosto la camicia insanguinata del marito,per evitare che la vista del sangue eccitasse i figli alla vendetta.La drammatica morte del marito fu per Rita fonte di dolore,ma pure occasione di crescita spirituale.Rita fu vittima dell’odio ma non odiò.Pose la sua croce accanto a quella della Maestro e ne ascoltò la voce:”Padre,perdonali,perchè non sanno quello che fanno.”Si aprì al perdono,ma i figli erano ancora fagazzi alla morte del padre.Una vendetta indiscriminata avrebbe potuto attirare su di loro e sulla povera madre problemi molto gravi:il carcere e perfino la pena di morte.Con forza,in questo drammatico momento della sua vita,Rita pregò intensamente per diventare capace di perdono e perchè i figli non diventassero loro stessi assassini,per vendicare il padre.Preferì nn vederli più,piuttosto che vederli macchiarsi di sangue o puniti con la morte del supplizio,come vittime del loro stesso odio.”Meglio morti che assassini”Fu esaudita,nel breve tempo di un anno i due giovani furono seopolti accanto al padre.Pare furono colpiti da un fulmine a breve distanza uno dall’altro.Spogliata degli affetti più cari Rita si trovò sola e cominciò a vedere sempre più chiara la sua nuova strada che l’avrebbe portata a Dio.Libera da ogni legame con mondo.potè finalmente soddisfare il suo più grande desiderio:vivere la vita religiosa nel Monastero di Santa Maddalena di Cascia,fra le Religiose Agostiniane.La vocazione agostiniana non fu determinata tanto dalla presenza del monastero stesso di Santa Maria Maddalena a Cascia,perchè sempre a Cascia vi erano altri monasteri quanto dalla spiritualità della chiesa e dal convento di Sant’Agostino costruiti nella second ametà del XIII secolo e dal monastero femminile agostiniano di Santa Lucia.Fin dal 1244,gli agostiniani si dedicarono all’evangelizzazione e alla difesa della Chiesa,sull’esempio del loro maestro di cui studiavano la dottrina e ne seguivano la spiritualità.Inoltre custodivano i tesori della patristica e della cultura classica.Dopo la “grande riunione”di altri ordini,l’ordine agostiniano fiorì in modo straordinario un pò ovunque.E così pure in Umbria Santa Rita entrò nel monastero nel 1407 guidata dai suoi protettori:San Giovanni Battista,Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino.Più volte si era recata a Cascia per chiedere alle monache che l’accogliessero ma il portone del monastero restava sempre chiso per lei,non certo per l’età,trentasei anni nè per la condizione vedovile,quanto perchè vedova di un assassino.Non si era certi che fosse spento il desiderio di vendetta in lei.Anche a distanza di anni,un delitto può chiamare altri delitti.Inoltre se dietro l’assassino vi erano molti motivi politici,come non è improbabile,è possibile che si temessero le devastanti cavalcate punitive di bande provenienti da città o da fazioni nemiche a quei tempi frequenti.Le agostininane di Santa Maria Maddalena non volevano correre rischi accogliendo la vedova di Roccaporena,sarebbe stato pericoloso per le monache,per il monastero e per Rita stessa.Rita poteva rivolgersi a qualche altra badessa,ma voleva professare la regola agostiniana,non un’altra e voleva farlo nel monastero di Santa Maria Maddalena,forse perchè l’unico a Cascia ad ammetere vedove.Per realizzare la sua vocazione doveva riportare la pace fuori dal monastero,invece di metterla in pericolo dentro di esso.Se dopo molte perplessità vi fu ammessa,forse fu perchè riuscì a riconciliare gli autori del delitto con le fazioni avversarie.Rita si affidò al Signore con intensa preghiera.Ebbe il conforto dei suoi tre santi protettori,perchè pare che di fronte all’ennesimo rifiuto delle monache di accoglierla Rita si fosse scoraggiata e mentre se ne stava timida e ansiona,fu consolata dai suoi santi protettori che l’introdussero dentro il monastero in modo a lei incomprensibile e poi scomparvero.Al mattino le monache,trovandola dentro il monastero,non riuscirono a comprendere come fosse entrata di notte e con le porte serrate.Udito da lei con semplicità e ingenuità quanto era accaduto,finalmente l’accettarono come per uniformarsi ad una diretta disposizione divina.Così Rita potè celebrare un diverso matrimonio che l’avrebbe resa madre spirituale di innumerevoli figli.L’evento centrale dei quaranta anni di vita monacale di Rita fu la ferita in fronte,che le procurò una spina staccatasi dal Crocifisso davanti al quale stava pregando.Erano l’anno 1442 e Rita aveva da poco superato i sessanta anni.Chiese di partecipare alla passione di Cristo e il suo sposo in qualche modo l’esaudì.Gli ultimi eventi alla vita claustrale non sono molto noti.Si racconta che al momento della morte,una parente venne a trovarla e trovatola sul letto di morte,le domandò cosa potesse fare per lei.Rita le chiese di tornare a Roccaporena suo paese natale e di recarsi nella casa dove lei era stata sposa di Ferdinando per andare in giardino e prendere la rosa che lei avrebbe trovato.Era inverno e c’era la neve ed era impossibile trovare le rose.La parente avrà pensato che la povera Rita delirasse,ma volle ugualmente andare a fare ciò che le era stato chiesto.Nel giardino fra la neve trovò la rosa come aveva detto Rita.Quella rosa simbolereggia il cuore del marito che la Santa in qualche modo aveva addolcito.Da qui deriva l’uso delle rose benedette.Roccaporena è una frazione del comune di
Cascia in provincia di Perugia.Rita da Cascia al
secolo Margherita Lotti(Roccaporena 1381 Cascia 22 maggio 1457)monaca agostiniana di Cascia (Perugia)fu proclamata santa da papa Leone XIII nel 1900.Santa Rita da Cascia:Con l’eroica forza dello spirito.
Santa Rita nacque intorno al 1381,probabilmente nel mese di ottobre,e morì il 22 maggio 1457.L’anno di nascita e la data di morte vennero accettate ufficialmente da Papa Leone XIII quando la proclamò Santa il 24 maggio 1900.
Rita nasce a Roccaporena,a pochi passi da Cascia(Perugia)figlia unica di Antonio Lotti e Amata Ferri.I genitori erano “pacieri”di Cristo nelle lotte politiche e familiari tra guelfi e ghibellini,e diedero a Rita una buona educazione, insegnandole a scrivere e a leggere.Già dalla tenera età Rita era desiderosa di intraprendere il cammino che l’avrebbe portata verso la consacrazione a Dio,ma gli anziani genitori,prima di morire insistettero per vedere accasata la loro unica figlia.Mite e obbediente Rita non volle contrariare i genitori e a soli sedici anni andò in sposa a Paolo di Ferdinando Mancini,giovane ma di carattere irruento.L’indole rissosa di Paolo non impedì a Rita con ardente e tenero amore di sposa,di aiutarlo a cambiare.Ben presto nacquero i gemelli Giacomo Antonio e Paolo Maria,e con vita semplice ricca di preghiera e di virtù,tutta dedida alla famiglia,Rita aiutò a convertire il marito e a condurre una vita onesta e laboriosa.Questo fu forse il periodo più bello della vita di Rita,ma fu attraversato e spezzato da un tragico evento:l’assassino del marito,avvenuto in piena notte,presso il mulino di Remolida da Poggiodomo nella valle sotto le balze di Collegiacone.Le ultime parole di Paolo,vittime dell’odio fra le fazioni furono parole d’amore verso Rita e i suoi figli.Rita fu anche capace di una sconfinata pietà coerente con il Vangelo di Dio cui era devota,perdonando pienamente chi le stava procurando tanto dolore.Al contrario i figli,influenzati dall’ambiente circostante erano propensi e tentati dal desiderio di vendetta.I sentimenti di perdono e di mitezza di Rita non riuscirono a persuadere i ragazzi.Allora Rita arrivò a pregare Dio per la morte dei figli,piuttosto chesaperli macchiati del sangue fraterno,entrambi morirono di malattia in giovane età a meno di un anno di distanza dalla morte del padre.Rita ormai sola e con il cuore straziato da tanto dolore,si a opere di misericordia e soprattutto a gesti ri pacificazione della parentele verso gli uccisori del marito,condizione necessaria per essere ammessa al Monastero a coronazione così del grande desiderio che Rita serbava in cuore sin da fanciulla.Per ben tre volte bussò alla porta del Monastero Agostiniano di Santa Maria Maddalena in Cascia, ma solo nel 1417 su accolta in quel luogo,ove servendo Dio ed il prossimo con una generosità gioiosa e attenta ai drammi del suo ambiente e della chisesa del suo tempo.La sera di un venerdì santo dopo la tradizionale processione del Cristo Morto,un prodigio che durò per tutti i suoi ultimi quindici anni della sua vita;Rita ricevette sulla fronte una stimmata di una delle spine di Cristo,completando così nella sua carne i patimenti di Gesù.Rita ne sopportò il dolore con gioiosa ed eroica forza.Salvo una breve parentesi in occasione della visita a Roma per acquistare delle indulgente romane,la ferita rimase aperta sulla fronte di Rita fino al termine della sua vita terrena.Morì beata il giorno 22 maggio 1457

Oggi è il mio onomastico

martedì, 25 marzo 2014

7°Giovedi di Santa Rita

giovedì, 20 marzo 2014

I 15 giovedi di Santa Rita sono stati istituiti con l’approvazione della Chiesa allo scopo di commemorare i 15 anni che Santa Rita portò sulla fronte la dolorosa ferita,arrecatale dalla spina dono singolare del Crocifisso sposo diretto della sua anima.Il Santo Padre Benedetto XV con un Breve datato 14 gennaio 1919 concesse l’indulgenza plenaria per ogni volta a tutti i fedeli che confessati e comunicati interverranno in qualsiasi chiesa o oratorio per i 15 giovedi continui alle pie suppliche da tenersi pubblicamente con l’approvazione dell’ordinario ed ivi pregheranno per la concordia tra i principi cristiani per l’estirpazione delle eresie,per l’esaltazione di Santa Madre Chiesa.Inoltre concesse l’indulgenza parziale per ogni volta ai fedeli che con il cuore contrito interverranno alle dette preghiere per 15 giovedi continui.Entrambe le indulgenze sono applicabili a modo di suffragio alle anime del purgatorio.
Nascita di Santa Rita:virtù Spirito di Orazione.
Antonio Liotti e Amata Ferri coniugi dallo spirito veramente cristiano dopo fiduciose preghiere al Signore,nella loro tarda età hanno finalmente la certezza e la consolazione d’avere una figlia.Nasce cosi Santa Rita in Roccaporena tra le montagne della verde Umbria dono eletto del Cielo,soprabbondande e felice ricompensa delle orazioni e buone opere.
Infanzia di Santa Rita:Virtù Prontezza nel servizio divino.
Rigerenata appena nelle acque sacramentali del battesimo cominciarono a manifestarsi in Santa Rita i doni celesti.Con cura costante ed istancabile crebbe dando giorno dopo giorno frutti abbondandi,nella pratica delle virtù cristiane e nella ricerca solo di quanto più strettamente potesse unirla a Dio ecco l’infanzia di Santa Rita.
Matrimonio di Santa Rita:virtù obbedienza.
Rita rinunciando alla gioia di formarsi una famiglia anela solo allo stato di verginità per essere santa di corpo e di spirito,ma la volontà dei genitori le ha preparato e scelto uno sposo e Rita dopo lunghe preghiere offre al Signore il sarcrificio di tale desiderio,accettando lo stato coniugale voluto dai parenti.
Vita di famiglia Virtù Pazienza
Lo sposo di Rita d’indole aspra e collerica fa ricadere sulla dolce consorte le duresse della sua passione,ma la nostra santa già formata alla scvuola di Cristo risponde all’asprezza con l’amore,placa le parole di collera con accenti di dolcezza ed usa ogni cura nell’adempiere i voleri del marito e nel prevenire i più piccoli desideri.Nelle avversità nelle contrarietà.
Uccisione del marito di Rita e morte dei figli:Virtù Perdono delle offese
La vita coniugale di Rita si chiude con un fosco dramma di sangue,il marito le viene ucciso da alcuni suoi nemici,e in questa luttuosa congiura Rita rivela a tutti la sua virtù,straziata nel più intimo dell’animo sopporta senza ribellione l’aspro colto perdona per amore di Dio gli uccisori del marito e domanda ottenendo la grazia per i suoi figli che anelati di vendetta le siano tolti prima che la loro anima rsti macchiata dal peccato.
Santa Rita entra nel monastero.Virtù Perseveranza.
Rita decisa a darsi più assolutamente a Dio domanda per ben tre volte di essere ammessa tra le Agostiniane di Cascia ma queste accettano di ammettere nel sacro recinto le vergini, e quindi le rifiutano l’ingresso,a l’aiuto divino viene in suo aiuto coronando i suoi desideri.Pregano una notte Rita si sente chiamare da una voce celeste e guidata dai suoi santi protettori:San Giovanni Battista,sant’Agostino e San Nicola da Tolentino e miracolosamente introdotta nel monastero con sorpresa delle suore che commosse dal miracolo rendono grazie a Dio.
Santa Rita esempio di osservanza Virtù fedeltà agli obblighi dello stato.
Le virtù di Rita rispecchiano maggiromente dl’ella si fa a tutte esempio perfeto di osservanza umile e docile con le sorelle sottomessa in tutto alla volontà della Superiora Rita è l’espressione della regola.In lei è dato ammirare l’adempimento pieno e intero.
Santa Rita amante del Crocifisso virtù sofferenza
La contemplazione dei dolori del Crocifisso e il desiderio ardente parte degli spasimi della passione sono per Rita continuo stimolo e cura ai piedi di Gesù trafitto sulla Croce ella lacrima e prega e un giorno mentre più fervidamente è assorta nella contemplazione di Cristo dalla corona di spine se ne stacca una e va a conficcarsi in fronte alla Santa,producendole una piaga dolorosa per la quale Rita si rende più umile e più simile e strettamente unita al Crocifisso Signore.
Vita nascosta di Santa Rita virtù raccoglimento.
Rita tutta accesa dal desiderio di raccolgiersi a Dio non prova maggiore diletto che nel silenzio e nella solitudine.Se la carità,l’obbedienza la devozione la chiamano qualche volta a contatto con il mondo.Ella non nega dì abbandonare la sua celletta ma appena libera torna al suo ritiro dove impara più stimare i beni spirituali ed eterni.
Santa Rita accesa d’amore divino virtù Carità verso Dio
In tutta la vita di Santa Rita domina sovrano e incontrastato l’amore verso Dio,la carità è l’ispiratrice di ogni pensiero,d’ogni dediderio,d’ogni palpito della nostra Santa e si manifesta nelle sue ardeti aspirazioni nelle lunghe continue preghiere nella meditazione istancabile della Divina Bontà.
Santa Rita e i suoi simili Virtù Carità verso il prossimo.
La vita di Rita ci manifesta altresì una cura continua e vigilante di beneficiare con ogni mezzo gli uomini senza alcuna distinzione.Mentre Ella era nel secolo delle sue tenui sostanze donava con abbondanza ai poveri.L’amore del prossimo le fece perdonare generosa gli uccisori del marito spinta da carità si dava alla correzione dei vizi e per tutti aveva parole di ammonimento di conforto e di efficacie istruzione.Anche nel chiostro Rita raddoppia la pratica di questa bellissima virtù verso le consorelle in nulla risparmiando se stessa,pur di giovare loro.
Santa Rita penitente virtù mortificazione
La Santa di Cascia trascorre la sua vita in una continua penitenza,le sue facoltà i sensi la mente la volontà tutto il corpo tutta l’anima snono da Lei sconfitti alla Croce con Cristo è la mortificazione che mantiene il profumo delle sue virtù e le fa conservare illibato il fiore eletto di ogni bene.
Rita e il mondo virtù cura dei beni celesti
In tutto il corso della sua vita la nostra Santa mostra tutto il suo disprezzo per i beni terreni,ne diede prova luminosa nella vita del secolo quando ripeteva a se stessa di non essere fatta per la terra ma per il Cielo.Più chiaro segno ne da dentro il chiostro rinunciandio a ogni bene ed alla stessa facoltà di possedere non solo in realtà ma ancora con l’affetto e il suo cuore non si attacca mai a bene sterreno nessuno dei suoi sentimenti è mai legato ad alcun possesso.
Santa Rita arricchita da doni celesti virtù confidenza.
In Santa Rita noi ammiriamo in una successione non interrotta di miracoli e grazie straordinarie.Il candido sciame d’api che entra ed esce dalls ua bocca in culla il suo prodigioso ingresso al monastero la spina che le ferì la fronte in dono di guarigione non ricordano che una minima parte delle grazie straordinarie che adornano la nostra Santa.E il dono dei miracoli si mantiene sempre vivo e cresce dopo la sua morte.I secoli trascori non servono che a magnificarli di più a far ricorrere a LEI con viva fiducia e sempre più i popoli dalla fama dei prodigi sono mossi ad invocare l’eroina di Cascia come Santa degli impossibili.
Morte di Santa Rita virtù desiderio del Cielo
Il 22 maggio 1447 dopo una malattia durante la quale Ella da prova eroica di pazienza e di vivissimo desderio di volare al Cielo,Rita muore.La soave pace della Santa è accompagnata da miracoli e il suo corpo pare ringiovanirsi e rivestirsi di quell’incorruttibiltà onde il Signore l’ha conservato ai secoli e reso chiaro attestato dell’eccelsa santità dell’anima che l’ha informato e che ora canta con cittadini beati le loro lodi perenni dell’Onnipotente.

Lo Scoglio di Santa Rita(XIV secolo),roccia ove secondo la tradizione la Santa pregava intensamente,tanto da lasciare le impronte delle ginocchia e dei gomiti.Lo scoglio si trovava sulla sommità di uno sperone roccioso,a circa 120 metri di altezza rispetto alla base della valle.Nel 1919 la roccia venne inglobata in una cappellina,ricostruita nel 1979 in seguito ad un terremoto.Con il suo messaggio di dialogo e di pace ,Santa Rita arriva in ogni luogo ed è una delle sante più amate al mondo.
Simbologia ritiana:La Rosa
Alla fine dei suoi giorni,malata e costretta a letto,Rita chiede a una sua parente venuta in visita da Roccaporena di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna.Ma siccome è pieno inverno la cugina l’asseconda pensandola nel delirio della malattia.Ma una volta tornata a casa,la giovane parente trova in mezzo alla una rosa e due fichi e stupefatta subito torna a Cascia per portarli a Rita.Il prodigio delle rose e dei fichi in inverno è reso attendibile da diverse testimonianza raccolte nel processo per la beatificazione nel 1626.Uscendo invece dalla porta vicino alla celletta di Santa Rita,si può vedere il Roseto in uno splendito scorcio dell’antico monastero,creato in ricordo di questo prodigio.Il roseto che c’è oggi è stato piantato lo scorso secolo.
L’orto di Santa Rita dove la cugina raccolse la rosa e i fichi si trova a Roccaporena nella città natale della Santa a circa cinque chilometri da Cascia.
Il fiore simbolo di Santa Rita caratterizza anche il nome della rivista del monastero DALLE ALPI ALLE ROSE e la tradizionale BENEDIZIONE DELLE ROSE che avviene ogni anno dopo la messa pontificiale del 22 maggio festa di Santa Rita davanti alla Basilica di Cascia.
Le api:Cui miracolo si riferisce al quindo giorno dopo la sua nascita,mentre la piccola Rita riposa nella culla posta nel giardino della casa paterna delle api cominciano a ronzarle intorno,e un contadino mietendo in un campo vicino si ferisce a una mano con una falce perdendo molto sangue lasciando il lavoro in cerca d’aiuto passa davanti alla culla e si accorge delle api e nell’intento di scacciarle la ferita guarisce miracolosamente.Si tratta di una semplice credenza popolare,piena di simbologia;ma la scelta delle api è legata alla necessità di comunicare l’importanza della figura di Rita fin da piccolissima.C’è una sacralità nel miele come simbolo per rappresentare l’operosità,,la laboriosità,l’efficienza sociale tipica di questi insetti.E
Sant’Ambrogio(vescovo di Milano dal 374 al 397) una delle prime omelie sulle virtù delle api proposte ai fedeli come modello di vita.Gli insetti operosi hanno ispirato la Beata Madre Fasce quando ha chiamato Alveare di Santa Rita il progetto di sostegno ai bambini in difficoltà(Le apette e i Millefiori),anche io nome della rivista del monastero DALLE ALPI ALLE ROSE è un omaggio alla simbologia ritiana.
La vite:Essa di può ammirare dentro al monastero e produce uva bianca,ed è diventata il simbolo dell’obbedienza di Santa Rita e della sua fecondità spirituale.Rita infatti,come dice il Vangelo di Giovanni unita a Gesù vera vite è un tralcio che produce molti frutti.
La tradizione dice che mentre Rita era novizia la superiora le chiede di innaffiare per obbedienza una pianta secca che si trova nel giardino.Rita umilmente obbedisce e giorno dopom giorno l’annaffia e la pianta poi ricomincia a vivere.Nel 1700 si comicia ad affermare che la pianta secca era di fatto una vite;quella che si vede oggi ha più di 200 anni
.Tipologia:Religione e Spiritualità a Cascia.
Santa Rita da Cascia è una delle figure più invocate e venerata dai praticanti cattolici,nacque da Antonio ed Amata Lotti,due “Pacieri d iCristo”(antenati dei moderni
mediatori civili e/o conciliatori)impegnati con le lotte fra Guelfi e Ghibellini nel 1381 a Roccaporena,frazione di Cascia(PG).Le venne dato il nome di Margherita,ma ben presto tutti la chiamarono Rita.Il primo miracolo le viene attribuito a soli 5 giorni dall nascita,il miracolo delle “Api Bianche”:i genitori impegnati nella mietitura lasciarono Rita in una culla sotto a un albero.Le si avvicinarono 5 api bianche che cominciarono ad entrare ed a uscire dalla sua bocca,ma senza pungerla,anzi,depositandole in bocca del miele.Un contandino che si trovava in un campo aidacente si taglia profondamente una mano con la sua falce.Preso dal panico lasciò il posto di lavoro in cerca di cure.Passando davanti alla culla e vedendo le api ronzare sopra a Rita, cercò di cacciarle con l’arto ferito che incredibilmente guarì.
Ragazza mite,umile,obbediente e ben educata(i genitori le insegnarono a leggere e a scrivere)fin da giovanissima si appassionò alla famiglia agostiniana,a San Giovanni Battista,Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino(che erano poi i suoi santi protettori),tanto da voler prendere i voti e da voler frequentare assiduamente il Monastero di Santa Maria Maddalena in Cascia e la chiesa di San Giovanni Battista.Ma i genitori come usanza dell’epoca a 13 anni la promisero in sposa a Paolo di Ferdinando Mancini,uomo violento e dopo 3 anni convolò a nozze.Dal matrimonio nacquero due bambini:Giangiacomo Antonio e Paolo Maria.
Il marito si era convertito grazie a Rita,ma la loro unione venne interrotta dopo 18 anni quando Paolo venne ucciso dai suoi ex compagni.La famiglia Mancini voleva vendetta,ma Rita no e non rivelò i nomi degli assassini,invocando il perdono.Quando vide che i suoi figli non volevano darle retta,chiese a Dio di vederli morire piuttosto che perseguire i loro scopi sanguinari.Da li a poco i due fratelli si ammalarono e morirono.Rimasta sola a 36 anni provò a entrare al Monastero Agostiniano Santa Maria Maddalena a Cascia,ma venne rifiutata per ben tre volte per la sua condizione vedovile e perche nel monastero c’era una suora imparentata con la famiglia di Paolo,offesa per la reticenza di Rita.Solo dopo aver rappacificato le due famiglie duellanti Rita ottenne di entrare nel monastero:era l’anno 1407,ma secondo la leggenda furono i tre santi
protettori (Sant’Agostino,San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino) a portarla dallo Scoglio di Roccaporena dove Rita si recava a pregare,direttamenter dentro al Coro.
Nel monastero rimase fino alla morte sopraggiunta il 22 Maggio 1457 a 76 anni.E si dice che abbia compiuto almeno altri 5 prodigi prima di morire:quello della vite ancora oggi presente all’interno del luogo di culto:quello della spina (stigmate)della corona di Cristo sulla fronjte che portò negli ultimi 15 anni della sua vita con l’eccezione del viaggio a Roma per la canonizzazione di San Nicola,quando scomparve per poi riapparire una volta tornata a Cascia,poco prima di morire ad una sua cugina di portarle una rosa e due fichi dalla casa paterna.Era inverno me i frutti c’erano e la cgugina glieli portò.E la rosa divenne il simbolo ritiano per eccellenza,un’esile ed umie donna riuscita a fiorire nonostante le spine che la vita le aveva riservsto,donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori;il giorno della morte venne avvistato uno sciame di api nere(le cosidette api murarie)nel convento ed ancora oggi hanno dei nidi vicino all’albero di vite;e le campane suonarono da sole per salutare la sua anima che volva in Cielo.Il primo miracolo da defunta avvenne al momento di celebrare il suo funerale.Un falegname Cicco Barbari,era da poco diventato invalido
alle mani,e non poteva più lavorare.Vedendo la salma di Rita disse: “Oh se non fossi struppiato la farei io questa cassa”Il falegname guarì immediatamente e le suore lo incaricarono della costruzione della “cassa umile”Ancora oggi si dice che ogni qualvolta Rita interceda per un miracolo il suo corpo conservato all’interno della Basilica di Santa Rita da Cascia emani profumo di rosa.Santa Rita è chiamata “Santa della Rosa” e “Santa della Sina”e dal popolo è chiamata “Santa degli Impossibili” vista la quantità dei miracoli attribuitole.Fu beata 180 anni dopo la sua morte nel 1627 sotto il pontificato di Urbano VII e fu canonizzata durante il Giubileo dell 1900 da Leone XIII.
Ogni anno Cascia celebra Santa Rita il 22 maggio con la festa e le celebrazioni ritiane.

6°giovedi di Santa Rita

giovedì, 13 marzo 2014

La vita di Santa Rita.
Santa Rita nacque a Roccaporena di Cascia,nell’Umbria verde,detta la Galilea d’Italia,da vecchi coniugi che si credevano sterili:Antonio Lotti e Amata Ferri,detti “Pacieri di Cristo”per le loro virtù.Fu dono eletto del Cielo ricompensa delle orazioni e delle buone opere.I genitori ne raccolsero il nome da un fiore:Margherita,di cui Rita è diminutivo.Probabilmente l’anno di nascita era il 1381, un anno dopo la morte di Caterina da Siena,quasi a segnare una continuità non priva di meraviglioso significato spirituale.L’ambiente in cui nacque era caratterizzato da continui scontri armati tra i partigiani delle constrapposte grandi potenze o d alocali,ma non meno violente,guerriglie paesane o di caln familiari.Le opposte militanze dei guelfi fautori dello Stato Pontificio e dei ghibellini ad esso contrari
fomentavano odi politici che si aggrovigliavano a quelli di natura sociale tra nobili e plebei.La tracostanza degli uni e l’insofferenza degli altri innescavano faide e vendette individuali e collettive.I numerosi predicatori,che si alternavano sui pulpiti delle chiese,non si stancavano di amonire i casciani e di ricordare la loro legge evangelica del perdono.Alla missione evangelizzatrice degli uomini della Chiesa si aggiungeva l’azione educatrice dei “Pacieri” che erano uomini o donne particolarmente stimati,cui gli statuti del libero comune affidavano l’ardua incombenza di pacificare i contendenti o almeno di scongiurare vendette cruente.E probabilmente anche i genitori di Rita esercitavano,appunto l’ufficio di “Pacieri”,nel borgo di Roccaporena.Della vita di Rita,e soprattutto nel periodo precedente il suo ingresso al monastero si sa pochissimo.E le poche notiziegiungono soprattutto dalla tradizione orale,che per lunghi secoli fu l’unico modo di tramandare ai figli la memoria dei padri.Dovettero passare circa cinquantotto anni dalla morte,prima che i racconti della sua vita fossero messi in iscritto.Roccaporena,il suo luogo natale è oggi un bel paesino umbro in provincia di Perugia ma nel Trecento era un minuscolo agglomerato di casupole e capanne,al fondo di una conca circondata da monti ricchi di foreste,dominato dal vicino colune di Cascia.La prima
preoccupazione dei genitori di fronte al dono ormai non più atteso fu certo il battesimo,amministrato alla piccola probabilmente lo stesso giorno della nascita o comunque subito dopo secondo l’antica usanza.Si ritiene che i genitori appartenessero non alla classe sociale più modesta,ma a quella benestante.La santa viene infatti spesso raffigurata con libri in mano;perciò per lo meno,doveva saper leggere e ai suoi tempi non tutti potevano studiare.L’infanzia di molti santi stando a certe biografie è spesso costellata di episodi miracolosi e dopo il battesimo cominciarono a manifestarsi anche in Santa Rita i doni celesti.Si narra che uno sciame di api bianche le volteggiasse intorno mentre era doormentava nella culla entrando e uscendo dalla bocca senza arrecarle alcun danno.Le api e il loro miele segno di “Dolce conservazione”cioè di colloquio di Dio come se Rita fu gradita a Dio dolce più dello stesso miele.L’episodio veniva considerato sin dai tempi antichi come un augurio di grandezza.Qualcosa di simile è raccontato pure su Sant’Ambrogio.Ma Rita come ha scritto Giovanni Paolo II è santa”Non tanto per la fama dei prodigi che la devozione popolare attribuisce alla sua intercessione presso Dio onnipotente,quanto per la sua stupefacente normalità dell’esistenza quotidiana da lei vissuta come sposa e madre poi come vedova e infine come monaca agostiniana”
Al di là dei fatti prodigiosi o immaginari,l’infanzia di Rita fu simile a quelle delle sue coetanee:casa e campi,casa e fontana con la brocca dell’acqua e i panni da lavare,casa e bosco per raccogliere legna da ardere e certamente casa e chiesa.Se Santa Rita non fosse stata fanciulla pia e assidua alla preghiera,nell’ora della prova non avrebbe retto.A 14 o 18 anni circa i genitori le proposero in matrimonio un giovane:Paolo Mancini di Ferdinando,mentre Rita aspirava alla vita monacale.Desiderava consacrare la sua carne vergine e il suo sangue puro all’altare del Divin Incantatore,del Divin Fascinatore,ma dovette andare incontro al giovane,di belle qualità,ma di carattere focoso,che pare pure alzasse le mani.Al suo tempo e nel suo comune,celebrare il matrimonio poco oltre l’adolescenza non doveva essere un’eccezione.Essendo i genitori di Rita anziani e oppressi da non poche infermità,erano desiderosi di vedere la figlia sposata,prima di morire.Quindi le proposero quell’uomo e se lei rifiutò non fu certo perchè solita farlo nei confronti dei genitori,ma perchè ritevenva fosse Gesù Cristo Crocifisso il suo Sposo,cui aveva promesso fedeltà.E se dovette poi lo stesso sposarsi non stupisce perchè a quei tempi era usuale sollecitare come ostacolare matrimoni per ragioni di convenienza economica e sociale o come atto di riparazione.Certa è l’immagine del marito quale uomo “difficile e risentito” “feroce” e addirittura che “atterriva nel parlare e spaventava nel conversare”.Ma forse è stata anche la tradizione e la fantasia popolare ad ingigantire la brutalità e la violenza dell’uomo,presentando la Santa intenta ad ammansirlo come San Francesco d’Assisi di fronte al lupo di Gubbio.
Questa presunta caratteristica del marito appariva comunque coerente con la fama che circondava i casciani nei secoli passati.Di certo,aveva un carattere forte,così nel 1697 il Simonetti scrisse che “Ferdinando era un uomo ben disposto e di civile aspetto ma aspro,rigido,risentto,dedito alle armi,alla sensualità,in poche parole per niente cristiano”Era temuto perchè persona rissosa,che non sfuggiva le contese,,ma le procurava con le parole aspre e altere.Andata in sposa la quattrordicenne Rita portò,secondo la consuetudine la sua dote: una pezza di tela,qualche utensile da cucina,il necessario per cucire e rattoppare.Madre di due gemelli,Gian Giacomo e Paolo Maria,innestò nel loro cuore il nome benedetto di Gesù,che fu il primo il primo nome che le loro labbra innocenti pronunciarono e l’ultimo a uscire dal loro cuore nel momento supremo dell’offerta materna a Dio.Fu moglie e madre esemplare,attenta alle esigenze del marito e dei figli e soprattutto alla loro educazione cristiana.Coltivò i figli come piante del cuore,sebbene,avoltem raccolse dalle loro anime invece che amore,triboli e spine.Lo sposo Paolo Mancini di Ferdinando,partecipando con ogni probabilità,ad una sommossa popolare, fu ucciso da parte avversa.Ma può anche darsi pure che si trattò di un agguato nei pressi del castello di Collegiacone,a qualche chilometro dalla sua casa.Nessun testimone ,nessun particolare del delitto,nessun nome degli aggressori.Ignoto è pure il movente e il periodo dell’anno.La notiza scosse la donna,per quanto forte, che corse con i figli sul posto del delitto,per cadere in ginocchio e pregare,dopo aver coperto quel corpo squarciato dello sposo e nascosto la camicia insanguinata del marito,per evitare che la vista del sangue eccitasse i figli alla vendetta.La drammatica morte del marito fu per Rita fonte di dolore,ma pure occasione di crescita spirituale.Rita fu vittima dell’odio ma non odiò.Pose la sua croce accanto a quella della Maestro e ne ascoltò la voce:”Padre,perdonali,perchè non sanno quello che fanno.”Si aprì al perdono,ma i figli erano ancora fagazzi alla morte del padre.Una vendetta indiscriminata avrebbe potuto attirare su di loro e sulla povera madre problemi molto gravi:il carcere e perfino la pena di morte.Con forza,in questo drammatico momento della sua vita,Rita pregò intensamente per diventare capace di perdono e perchè i figli non diventassero loro stessi assassini,per vendicare il padre.Preferì nn vederli più,piuttosto che vederli macchiarsi di sangue o puniti con la morte del supplizio,come vittime del loro stesso odio.”Meglio morti che assassini”Fu esaudita,nel breve tempo di un anno i due giovani furono seopolti accanto al padre.Pare furono colpiti da un fulmine a breve distanza uno dall’altro.Spogliata degli affetti più cari Rita si trovò sola e cominciò a vedere sempre più chiara la sua nuova strada che l’avrebbe portata a Dio.Libera da ogni legame con mondo.potè finalmente soddisfare il suo più grande desiderio:vivere la vita religiosa nel Monastero di Santa Maddalena di Cascia,fra le Religiose Agostiniane.La vocazione agostiniana non fu determinata tanto dalla presenza del monastero stesso di Santa Maria Maddalena a Cascia,perchè sempre a Cascia vi erano altri monasteri quanto dalla spiritualità della chiesa e dal convento di Sant’Agostino costruiti nella second ametà del XIII secolo e dal monastero femminile agostiniano di Santa Lucia.Fin dal 1244,gli agostiniani si dedicarono all’evangelizzazione e alla difesa della Chiesa,sull’esempio del loro maestro di cui studiavano la dottrina e ne seguivano la spiritualità.Inoltre custodivano i tesori della patristica e della cultura classica.Dopo la “grande riunione”di altri ordini,l’ordine agostiniano fiorì in modo straordinario un pò ovunque.E così pure in Umbria Santa Rita entrò nel monastero nel 1407 guidata dai suoi protettori:San Giovanni Battista,Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino.Più volte si era recata a Cascia per chiedere alle monache che l’accogliessero ma il portone del monastero restava sempre chiso per lei,non certo per l’età,trentasei anni nè per la condizione vedovile,quanto perchè vedova di un assassino.Non si era certi che fosse spento il desiderio di vendetta in lei.Anche a distanza di anni,un delitto può chiamare altri delitti.Nessun testimone ,nessun particolare del delitto,nessun nome degli aggressori.Ignoto è pure il movente e il periodo dell’anno.La notiza scosse la donna,per quanto forte, che corse con i figli sul posto del delitto,per cadere in ginocchio e pregare,dopo aver coperto quel corpo squarciato dello sposo e nascosto la camicia insanguinata del marito,per evitare che la vista del sangue eccitasse i figli alla vendetta.La drammatica morte del marito fu per Rita fonte di dolore,ma pure occasione di crescita spirituale.Rita fu vittima dell’odio ma non odiò.Pose la sua croce accanto a quella della Maestro e ne ascoltò la voce:”Padre,perdonali,perchè non sanno quello che fanno.”Si aprì al perdono,ma i figli erano ancora fagazzi alla morte del padre.Una vendetta indiscriminata avrebbe potuto attirare su di loro e sulla povera madre problemi molto gravi:il carcere e perfino la pena di morte.Con forza,in questo drammatico momento della sua vita,Rita pregò intensamente per diventare capace di perdono e perchè i figli non diventassero loro stessi assassini,per vendicare il padre.Preferì nn vederli più,piuttosto che vederli macchiarsi di sangue o puniti con la morte del supplizio,come vittime del loro stesso odio.”Meglio morti che assassini”Fu esaudita,nel breve tempo di un anno i due giovani furono seopolti accanto al padre.Pare furono colpiti da un fulmine a breve distanza uno dall’altro.Spogliata degli affetti più cari Rita si trovò sola e cominciò a vedere sempre più chiara la sua nuova strada che l’avrebbe portata a Dio.Libera da ogni legame con mondo.potè finalmente soddisfare il suo più grande desiderio:vivere la vita religiosa nel Monastero di Santa Maddalena di Cascia,fra le Religiose Agostiniane.La vocazione agostiniana non fu determinata tanto dalla presenza del monastero stesso di Santa Maria Maddalena a Cascia,perchè sempre a Cascia vi erano altri monasteri quanto dalla spiritualità della chiesa e dal convento di Sant’Agostino costruiti nella second ametà del XIII secolo e dal monastero femminile agostiniano di Santa Lucia.Fin dal 1244,gli agostiniani si dedicarono all’evangelizzazione e alla difesa della Chiesa,sull’esempio del loro maestro di cui studiavano la dottrina e ne seguivano la spiritualità.Inoltre custodivano i tesori della patristica e della cultura classica.Dopo la “grande riunione”di altri ordini,l’ordine agostiniano fiorì in modo straordinario un pò ovunque.E così pure in Umbria Santa Rita entrò nel monastero nel 1407 guidata dai suoi protettori:San Giovanni Battista,Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino.Più volte si era recata a Cascia per chiedere alle monache che l’accogliessero ma il portone del monastero restava sempre chiso per lei,non certo per l’età,trentasei anni nè per la condizione vedovile,quanto perchè vedova di un assassino.Non si era certi che fosse spento il desiderio di vendetta in lei.Anche a distanza di anni,un delitto può chiamare altri delitti.Inoltre se dietro l’assassino vi erano molti motivi politici,come non è improbabile,è possibile che si temessero le devastanti cavalcate punitive di bande provenienti da città o da fazioni nemiche a quei tempi frequenti.Le agostininane di Santa Maria Maddalena non volevano correre rischi accogliendo la vedova di Roccaporena,sarebbe stato pericoloso per le monache,per il monastero e per Rita stessa.Rita poteva rivolgersi a qualche altra badessa,ma voleva professare la regola agostiniana,non un’altra e voleva farlo nel monastero di Santa Maria Maddalena,forse perchè l’unico a Cascia ad ammetere vedove.Per realizzare la sua vocazione doveva riportare la pace fuori dal monastero,invece di metterla in pericolo dentro di esso.Se dopo molte perplessità vi fu ammessa,forse fu perchè riuscì a riconciliare gli autori del delitto con le fazioni avversarie.Rita si affidò al Signore con intensa preghiera.Ebbe il conforto dei suoi tre santi protettori,perchè pare che di fronte all’ennesimo rifiuto delle monache di accoglierla Rita si fosse scoraggiata e mentre se ne stava timida e ansiona,fu consolata dai suoi santi protettori che l’introdussero dentro il monastero in modo a lei incomprensibile e poi scomparvero.Al mattino le monache,trovandola dentro il monastero,non riuscirono a comprendere come fosse entrata di notte e con le porte serrate.Udito da lei con semplicità e ingenuità quanto era accaduto,finalmente l’accettarono come per uniformarsi ad una diretta disposizione divina.Così Rita potè celebrare un diverso matrimonio che l’avrebbe resa madre spirituale di innumerevoli figli.L’evento centrale dei quaranta anni di vita monacale di Rita fu la ferita in fronte,che le procurò una spina staccatasi dal Crocifisso davanti al quale stava pregando.Erano l’anno 1442 e Rita aveva da poco superato i sessanta anni.Chiese di partecipare alla passione di Cristo e il suo sposo in qualche modo l’esaudì.Gli ultimi eventi alla vita claustrale non sono molto noti.Si racconta che al momento della morte,una parente venne a trovarla e trovatola sul letto di morte,le domandò cosa potesse fare per lei.Rita le chiese di tornare a Roccaporena suo paese natale e di recarsi nella casa dove lei era stata sposa di Ferdinando per andare in giardino e prendere la rosa che lei avrebbe trovato.Era inverno e c’era la neve ed era impossibile trovare le rose.La parente avrà pensato che la povera Rita delirasse,ma volle ugualmente andare a fare ciò che le era stato chiesto.Nel giardino fra la neve trovò la rosa come aveva detto Rita.Quella rosa simbolereggie il cuore del marito che la Santa in qualche modo aveva addolcito.Da qui deriva l’uso delle rose benedette.

5° Giovedi di Santa Rita

giovedì, 6 marzo 2014

Si approfondisce la nascita di Santa Rita.
Fra tutti i Castelli soggetti a Cascia,tra le montagne della verde Umbria,nascosta e umile,si trova Roccaporena.
Esso è il più fortunato perchè vi è nata Santa Rita da Antonio Lotti e Amata Ferri,coniugi cristiani dal cuore acceso di amore divino.Gli anni erano passati senza che il sorriso di un bimbo fosse venuto a rallegrare le soavi effusioni del loro affetto.Preghiere fiduciose erano ascese al trono di Dio,ma sembrava che il Signore le avesse accolte soltanto per i gaudi eterni.Il figlio invocato fu aspettato invano.Ormai Antonio e Amata si erano rassegnati al pensiero che il cielo voleva da loro quel sacrificio.Ma il Signore viene in aiuto e consola quando appunto le speranze umane sono atterrate e distrutte.Nella tarda età i fortunati coniugi ebbero la certezza e la consolazione di avere una figlia.Rita nasceva nel 1381,dono eletto del cielo,sovrabbondante e felice ricompensa delle orazioni e buone opere dei suoi genitori.
Si approfondisce l’infanzia e la giovinezza di Santa Rita.
Appena la nostra Santa fu rigenerata nelle acque salutari del Battesimo,cominciarono a manifestarsi in LEI segni straordinari di presagio della santità della sua vita.Si racconta che nella culla uno sciame di api entrò e uscì dalla sua piccola bocca.Nel monastero di Cascia,ove passò la seconda parte della sua vita si osservano ancora oggi alcuni buchi sui muri:sono il rifugio delle api murarie,che vengono appunto chiamate “API DI SANTA RITA”Dalla più tenera età Rita si mostrava sollecita nel servire Dio osservando fedelmente i Comandamenti.Di qui la cura costante e instancabile della Santa di crescere nell’amore verso Dio,di produrre frutti di bene nella pratica di ogni virtù cristiana e ner ricercare solo ciò che a Dio potesse piacere di più,disprezzando quei piacere e quelle gioie che impediscono il suo correre nelle vie della perfezione cristiana.Tra le virtù che particolarmente adornano la sua infanzia e giovinezza,primeggiano l’obbedienza ai genitori,in disprezzo della vanità e del lusso e un amore particolare per i poveri e per Gesù Crocifisso.
Si approfondisce l’infanzia e la giovinezza di Santa Rita.
.Desiderosa di segregarsi quanto più possibile dal mondo,con il consenso dei genitori,Rita si scelse uan raccolta cameretta della casa e ivi passava la maggior parte della giornata.Effondeva il suo cuore nella preghiera e nella meditazione delle verità eterne.Ma soprattutto,si applicava a meditare la passione di Gesù Cristo, verso cui si sentiva attratta da un incredibile desiderio di imitarlo.
Crescendo negli anni cresceva anche la sua volontà di darsi completamente a Dio,rinunciando alla gioia di formarsi una famiglia.Ma la volontà dei genitori fu quella di vederla sposa.Obbedì e sposò Paolo Mancini,ebbe due figli Giacomo Antonio e Paolo Maria.
Si approfondisce la vita di famiglia di Santa Rita.
Rita si trovò nella vita di famiglia esposta alle più dure,il marito di indole più aspra e collerica, le era ragione di dolori e non rifuggiva dal maltrattarla.La Santa doveva sperimentare tutti gli impeti di un carattere che abbandonandosi all’ira ne seguiva ogni movimento e sulla innocente sposa faceva ricadere le sue durezze,ma la Santa si era formata alla scuola di Gesù,ai modi aspri rispondeva con amore,placava le parole di collera con la dolcezza,usava ogni cura nell’adempiere i voleri del marito e se poteva,ne preveniva le intenzioni.Con la sua fervente pietà verso Dio rafforzava il suo spirito.Con l’esercizio della carità verso il prossimo attirava le benedizioni celesti su di sé e sulla sua famiglia.Ai poveri prodigava cure ed elemosine e queste sue pecularità addolcirono l’irruento carattere del marito.
Si approfondisce l’uccisione del marito e la morte dei figli di Rita.
Poco dopo la morte dei gneitori,avvenuta durante i diciotto anni di matrimonio,la vita coniugale di Rita si chiude con un triste dramma di sangue:l’uccisione del marito da parte di alcuni nemici.Ognuno immagini lo strazio della donna,la morte è sempre dolorosa,ma molto più se essa è violenta,quando sorpende l’uomo all’improvviso,lo fa cadere vittima dell’odio.In quest’occasione Rita mostrò tutta lasua virtù;straziata nel più intimo dell’animo con in cuore spezzato sopportò senza ribellione l’aspro colpo e verso gli uccisori del marito,non ebbe che un sentimento di commiserazione e di perdono.E accorgendosi che nei suoi figli con gli anni cresceva il desiderio di vendetta,piuttosto che vederli macchiati di alcun delitto chiese a Dio il sacrificio pià grande che il cuore umano può fare:la madre che domanda la morte temporale dei figli per salvarli dall’eterna perdizione.Dio l’esaudì perchè poi i figli morirono di peste.Rita pianse,il dolore era immenso,ma Dio la consolò rivelandole che suo marito e i suoi figli erano salvi nella vita eterna.Si approfondisce l’infanzia e la giovinezza di Santa Rita.
Appena la nostra Santa fu rigenerata nelle acque salutari del Battesimo,cominciarono a manifestarsi in LEI segni straordinari di presagio della santità della sua vita.Si racconta che nella culla uno sciame di api entrò e uscì dalla sua piccola bocca.Nel monastero di Cascia,ove passò la seconda parte della sua vita si osservano ancora oggi alcuni buchi sui muri:sono il rifugio delle api murarie,che vengono appunto chiamate “API DI SANTA RITA”Dalla più tenera età Rita si mostrava sollecita nel servire Dio osservando fedelmente i Comandamenti.Di qui la cura costante e instancabile della Santa di crescere nell’amore verso Dio,di produrre frutti di bene nella pratica di ogni virtù cristiana e ner ricercare solo ciò che a Dio potesse piacere di più,disprezzando quei piacere e quelle gioie che impediscono il suo correre nelle vie della perfezione cristiana.Tra le virtù che particolarmente adornano la sua infanzia e giovinezza,primeggiano l’obbedienza ai genitori,in disprezzo della vanità e del lusso e un amore particolare per i poveri e per Gesù Crocifisso.
Si approfondisce l’infanzia e la giovinezza di Santa Rita.
.Desiderosa di segregarsi quanto più possibile dal mondo,con il consenso dei genitori,Rita si scelse uan raccolta cameretta della casa e ivi passava la maggior parte della giornata.Effondeva il suo cuore nella preghiera e nella meditazione delle verità eterne.Ma soprattutto,si applicava a meditare la passione di Gesù Cristo, verso cui si sentiva attratta da un incredibile desiderio di imitarlo.
Crescendo negli anni cresceva anche la sua volontà di darsi completamente a Dio,rinunciando alla gioia di formarsi una famiglia.Ma la volontà dei genitori fu quella di vederla sposa.Obbedì e sposò Paolo Mancini,ebbe due figli Giacomo Antonio e Paolo Maria.
Si approfondisce la vita di famiglia di Santa Rita.
Rita si trovò nella vita di famiglia esposta alle più dure,il marito di indole più aspra e collerica, le era ragione di dolori e non rifuggiva dal maltrattarla.La Santa doveva sperimentare tutti gli impeti di un carattere che abbandonandosi all’ira ne seguiva ogni movimento e sulla innocente sposa faceva ricadere le sue durezze,ma la Santa si era formata alla scuola di Gesù,ai modi aspri rispondeva con amore,placava le parole di collera con la dolcezza,usava ogni cura nell’adempiere i voleri del marito e se poteva,ne preveniva le intenzioni.Con la sua fervente pietà verso Dio rafforzava il suo spirito.Con l’esercizio della carità verso il prossimo attirava le benedizioni celesti su di sé e sulla sua famiglia.Ai poveri prodigava cure ed elemosine e queste sue pecularità addolcirono l’irruento carattere del marito.
Si approfondisce l’uccisione del marito e la morte dei figli di Rita.
Poco dopo la morte dei gneitori,avvenuta durante i diciotto anni di matrimonio,la vita coniugale di Rita si chiude con un triste dramma di sangue:l’uccisione del marito da parte di alcuni nemici.Ognuno immagini lo strazio della donna,la morte è sempre dolorosa,ma molto più se essa è violenta,quando sorpende l’uomo all’improvviso,lo fa cadere vittima dell’odio.In quest’occasione Rita mostrò tutta lasua virtù;straziata nel più intimo dell’animo con in cuore spezzato sopportò senza ribellione l’aspro colpo e verso gli uccisori del marito,non ebbe che un sentimento di commiserazione e di perdono.E accorgendosi che nei suoi figli con gli anni cresceva il desiderio di vendetta,piuttosto che vederli macchiati di alcun delitto chiese a Dio il sacrificio pià grande che il cuore umano può fare:la madre che domanda la morte temporale dei figli per salvarli dall’eterna perdizione.Dio l’esaudì perchè poi i figli morirono di peste.Rita pianse,il dolore era immenso,ma Dio la consolò rivelandole che suo marito e i suoi figli erano salvi nella vita eterna.Si approfondisce l’ingresso di Santa Rita in monastero.
Privata dei suoi affetti più cari,Rita si rivolse alle Suore
Agostiniane del monastero di Santa Maria Maddalena in Cascia per essere accolta da loro,ma fu respinta per tre volte.I motivi sono molto chiari,ma sembra che le Suore temessero di essere coinvolte nella faida tra le famiglie del luogo.Solo dopo una rappacificazione avvenuta pubblicamente tra i fratelli del marito ed i suoi uccisori poteva essere accettata in Monastero.Per tradizione l’ingresso avvenne misteriosamente:si narra che una notte Rita,come al solito,si era recata a pregare sullo Scoglio e qui ebbe la visione dei suoi tre Santi Protettori(Sant’Agostino,San Giovanni Battista e San Nicola da
Tolentino)che la trasportarono a Cascia,introducendola nel monastero;quando le Suore la videro in orazione nel coro,nonostante tutte le porte chiuse,convinte dal prodigio e dal suo sorriso,l’accolsero.Rita aveva intorno ai trent’anni e benchè fosse illetterata,fu ammessa fra le monache coriste,cioè quelle suore che sapendo leggere, potevano recitare l’Ufficio Divino.Si inserì nella comunità conducendo una vita di esemplare santità,praticando carità,pietà e tante altre penitenze.In breve suscitò l’ammirazione di tutte le consorelle.Appena Rita entrò tra le religiose di Cascia,apparvero agli occhi di tutte le consorelle le sue splendite virtù.Ella fu esempio perfetto di religiosa.Non una delle regole fu da lei trasgredita,ma tutte furono accettare ed adempiute con amorosa cura.Accoglieva i precetti dei superiori come espressione della divina volontà e non accarezzò neppure lontanamente l’idea di potersi sottrarre
a ciò che era imposto alla comunità per seguire i suoi desideri,ancorchè potessero apparire giusti e buoni.Fu,in una parola,espressione vivente della regola del monastero:in lei era dato di ammirarne l’adempimento pieno e completo.
Si approfondisce il legame di Rita con il Crocifisso.
La contemplazione dei dolori del Crocifisso e il desiderio ardente degli spasimi della passione erano per Santa Rita
continuo stimolo alla penitenza.Ai piedi di Gesù trafitto sulla croce ella effondeva le ardenti aspirazioni del suo cuore sitibondo di patimenti;ivi spargeva lacrime per i peccati degli uomini,le sue lacrime e i suoi desideri furono accolti in cielo,un giorno mentre più fervidamente dall’immagine del Crocifisso si staccò una spina della corona del capo di Gesù che perforò profondamente la fronte di Rita.Il dolore forte la fece svenire,ritornata in sé si trovò con una piaga purulenta che le dava acerbi spasimi e per lunghi anni la mantenne unita,nella sofferenza a Gesù.
Si approfondisce la vita nascosta di Santa Rita.
La Santa eroina di Cascia,tutta accesa dal desiderio di raccogliersi con Dio,non provava diletto che nel silenzio e nella solitudine,se la carità,l’obbedienza e la devozione la chiamavano alle volte a mettersi in contatto con il mondo,ella non si rifiutava d’abbandonare la sua celletta;appena però,libera dagli impegni,ritornava al suo ritiro,si abbandonava ai traporti del cuore,lontana dai rumori e dagli strepiti mondani,pregustava i gaudi del Cielo,si confermava sempre più nel proposito di non curare ciò che il mondo offre,e solo stimare i beni spirituali ed eterni.
Si approfondisce l’ampore divino di Rita.
Su tutta la vita di Rita domina sovrano e incontrastato l’amore verso Dio,la carità che è l’amore soprannaturale è la virtù esseziale per essa rimaniamo uniti e viventi in Dio che è Amore.La virtù della carità fu la guida di ogni pensiero,di ogni desiderio,di ogni azione della nostra Santa,la sua carità si manifestava nelle sue ardenti aspirazioni,nelle invocazioni,nelle lunghe preghiere e nella meditazione della bontà divina,manifestatasi soprattutto nella passione e morte di Gesù.
Si approfondisce la carità di Rita verso il prossimo.
Ardente d’amore divino Santa Rita nutriva vivissimo nel suo cuore quell’amore che è indivisibile dal primo,cioè l’amore per il prossimo tutta la vita di Rita manifesta una cura e vigilanza continua di beneficiare con ogni mezzo gli uomini,senza distinzioni tra parenti o estranei,benevoli o mal disposti.Donava con l’abbondanza ai poveri;
L’elemosina fu sempre coltivata da lei con amore.Per tutti aveva parole di conforto e di illuminazione.Nessuno si allontanava da lei senza aver ricevuto un pegno del suo amore:in nulla si risparmiava per mostrare benevolenza agli altri.si fece realmente tutta a tutti per guadagnare tutti a Cristo.Si approfondisce la figura di Rita penitente
Si può ben dire che Santa Rita trascorse la sua vita in una continua penitenza.Ella non credeva lecito cercare nella sua vita le delizie terrene,le sue delizie erano altrove,quelle del cielo.Per raggiungerle nessuna privazione le sembrò impossibile.Offriva a Dio tramite il sacramento della Penitenza(Confessione)i suoi desideri e questo le consentì fi mantenere il profumo delle sue virtù.
Si approfondisce la figura di Rita in rapporto ai beni del mondo.
Santa Rita dalla sua infanzia fino all’ultimo respiro mostrò una luce che si faceva di giorno in giorno sempre più
sfolgorante,la giusta considerazione dei bei terreni.Nella
sua vita di privò con giubilo di quanto non le era necessario per la sua famiglia e per i bisognosi.Il suo cuore rimase
libero e non fu mai incatenanto da alcun allettamento mondano o da possesso terreno.
Si approfondisce la figura di Rita arricchita di doni celesti.
Quello che più risalta ed è oggetto di grande ammirazione nella vita di Santa Rita che più risalta ed è oggetto di grande ammirazione sono tanti fatti miracolosi e tante grazie straordinarie.Il Signore che è sempre mirabile nei suoi Santi,volle arricchire questa diletta di abbondanti doni soprannaturali.Ricordiamo quelli più noti.Uno sciame d’api che entra ed esce dalla boccuccia della piccola Rita,la pianta secca di una vite, che era nel giardino del Monastero, innaffiata per un anno da Rita novizia in obbedienza alla superiora riprende vita e produce frutti.La spian della corona del capo del Crocifisso che si stacca e si conficca sulla fronte della Santa.Anche dopo la morte di Rita ebbe da Dio il dono di fare miracoli e il dono con il tempo è andato maggiormente manifestandosi sempre di più,in particolare a partire dal 1900,anno della canonizzazione di Rita.I miracoli più grandi ottenuti per intercessione della Santa sono quelli della conversione dei peccatori e del ritorno dei lontani da Dio.
Si approfondisce la morte di Santa Rita.
Il 22 maggio 1457 dopo una lunga malattia Rita tornava alla Casa Del Padre,il suo transito fu contrassegnato dalla certezza che Ella su subito accolta in grembo di Dio.