Archivio di febbraio 2018

Incontri con personaggi famosi

lunedì, 12 febbraio 2018

Nella mia vita da disabile ho avuto molte esperienze non lo metto in dubbio.

Nella mia vita da disabile ho fatto molti viaggi e ho incontrato molta gente.

In un solo collage di foto:


GIOVANNI PAOLO II in udienza nel lontano giugno 2003

BENEDETTO XVI in udienza nel lontano febbraio 2006

RITA PAVONE durante il pellegrinaggio UNITALSI nel maggio 2007

IL giornalista VINCENZO MOLLICA a SCALEA nel luglio 2013 

L’attore MAURIZIO CASAGRNADE sul traghetto NAPOLI-ISCHIA nel luglio 2017

 

personGGI famosi

Questa poesia fu scritta nel lontano 1989

domenica, 11 febbraio 2018

CIAO BILLY OGGI E’ UN GIORNO TRISTISSIMO IL MIO CAGNOLONE DAGLI

OCCHI NERI SE NE E’ ANDATO STANOTTE ALLE DUE UN CAGNOLONE CHE 

NON HA MAI DATO FASTIDIO A NESSUNO MI HA FATTO COMPAGNIA PER 

DEI MERAVIGLIOSI E LUNGHISSIMI 12 ANNI E’VENUTO FRA DI NOI IN

PUNTA DI PIEDI IN UNA SERA D’ESTATE E SEMPRE IN PUNTA DI PIEDI

E’VOLATO VIA IN UNA CALDA SERA D’ESTATE CIA BILLY SEI E RESTERAI S

SEMPRE NEL MIO CUORE

Questa è la sua foto17191381_10210739209589011_3568134807505646256_n NUNZIA ESPOSITO

C’era una volta un sogno

sabato, 3 febbraio 2018

C’ERA UNA VOLTA UN SOGNO.
C’era una volta un sogno. Di solito le storie non iniziano così, ma io voglio iniziare la mia in questo modo. C’era una volta un sogno che diventà realtà. Ma fin qui non c’è nulla di male realizzare un proprio sogno un proprio progetto. I sogni possono essere realizzati con facilità e con costanza se il protagonista ha una storia facile alle spalle ed è libero di realizzarlo perchè non ha limiti di tempo,di età, ma soprattutto non ha limiti fisici. E in questo ultimo caso diventa più difficile che il sogno stesso si possa realizzare appieno. Eppure ciò è avvenuto nonostante i limiti fisici. Basta aver pazienza e dare tempo al tempo: e tutto poi accade.
C’era una volta una ragazza ventottenne che era agli inizi di una convivenza con una “patologia” che l’avrebbe portata, con il passar del tempo,ad avere appunto dei limiti fisici che le venne in desiderio, dopo essere ritornata da un viaggio da Parigi a desiderare di visitare un’ altra capitale europea: Vienna. Ma purtroppo la vita le ha messo davanti molti ostacoli, molte situazioni che sembravano mettere in discussione questo suo sogno. Va bene che in tutto questo periodo che ebbe inizio con la capitale francese, ha avuto a modo suo molte occasioni di viaggio,ha avuto la possibilità di conoscere gente importante e non; ma il tempo passa e questa ragazza ventottenne cresce e con il passar degli anni vede allontanarsi questo sogno. Aveva lasciato la cosa così come veniva: se si fosse realizzato sarebbe stata la persona più felice di questo mondo ma se non l’avesse realizzato avrebbe fatto pace con se stessa ugualmente nonostante tutto. Fino a quando entra in un’associazione laica dove spesso organizzano viaggi religiosi, sia nella propria nazione di origine sia all’estero. E discutendo, chiedendo, parlando che le viene detto che forse un giorno potrà esaudire il proprio desiderio di fare questo famoso viaggio. Ma nonostante quella voglia, lei rimaneva sempre con i piedi per terra, perchè sapeva che difficilmente poteva accadere.
Finchè un’ inverno di vent’anni dopo, le fu comunicato che nella primavera successiva questo viaggio poteva essere organizzato. E la partenza era stata concordata con tanto di data e organizzata con delle risorse umane che avrebbero aiutato lei e chi come lei stava in difficoltà ficica. Ma abituata a stare con i piedi per terra finchè non sarebbe arrivato il giorno della partenza non ci avrebbe creduto che tutto ciò potesse accadere. Ma quel giorno arrivò. Era un giovedì di fine maggio cui ritorno era previsto per la domenica dopo. Erano semplicemente quattro giorni. Ma sarebbero stati i quattro giorni più belli, più sereni e più indimenticabili della sua vita. L’appuntamento era previsto a una certa ora all’areoporto cittadino dove doveva incontrarsi con il suo gruppo.
Semplicemente un’ora e mezza di volo che la divideva da Vienna. Mancava poco e il suo più grande sogno si sarebbe realizzato, non stava più nella pelle. Arriva im momento in cui l’aereo decolla per poi atterrare nella città austriaca. E appena toccato terra e si scende dall’aereo, ecco che le sensazioni, le emozioni diventano certezze. Il viaggio così ebbe inizio. I giardini imperiali, i castelli, il parco pubblico con la famosa ruota panoramica cui vista dall’altro della città, i musei, il centro storico tutto parlava di una città imperiale millenaria. E il giro anche in metropolitana, le uscite serali e tirar tardi nel bar dell’albergo a raccontarsi i propri sentimenti e di come si stava vivendo questa nuova avventura che certamente sarebbe stata bella.Un’esperienza condivisa con persone a cui si vuole bene e che contraccambiano questo sentimento e ti ringraziano, ringraziano te, sottolineando che se non fosse stato per l’insistenza quest’avventura non si sarebbe vissuta. Ma come nelle più belle favole anche questo sogno ha una fine.
Si arriva alla domenica: il giorno in cui si ritorna in patria, nella città di origine.
E i parenti che ti aspettano a casa sono desiderosi di ascoltare l’esperienza appena vissuta con la curiosità di aprire i regalini e gustare i dolcetti che hai portato dalla città austriaca. Ma la cosa più importante di questa avventura è che ti rimane nel cuore,ti ha fatto vivere emozioni che hai condiviso con chi ha i tuoi stessi limiti fisici ma soprattutto che hai condiviso anche con chi ti ha dato quell’assistenza necessaria per poter passeggiare e farti compagnia nelle stanze dell’albergo. Eravamo una cosa sola. Ma come ogni favola che si rispetti c’è una morale. E la morale di questa favola è che nonostante ci siano due aspetti e due storie diverse: da una parte chi ha delle limitazioni fisiche e dall’altra chi è “normale” la forza è diventata una sola. L’incastro era perfetto. O forse il motivo che l’incastro era perfetto che questo sogno era condiviso con tutti i partecipanti di questo viaggio. NUNZIA ESPOSITO

Dai miei scritti

sabato, 3 febbraio 2018

                                                Mi guardo indietro e penso a quanta strada fatta,

                                               guardo avanti  e non so quanta altra strada farò,

                                               il passato fu e mai più tornerà, il futuro sarà…se sarà.

                                              A me non resta altro che vivere il presente perché senza di  

                                        esso   non ci potrà essere né il passato né il futuro.

 

                                                                      NUNZIA ESPOSITO

Un angelo. 

Ci sono parole che ti lasciano un groppo in gola e che vorresti non sentire mai, ci sono momenti che vorresti non averli vissuti mai. Quante volte avresti voluto dire BASTA e farla finita.Ed è proprio qui in questo momento che c’è un angelo accanto a te e che ti fa capire,che arriva a farti credere e a convincerti che la vita è bella e che bisogna lottare. Il tuo angelo sa anche che sei importante per lui e che hai talento,che sei quel che sei senza nasconderti dietro una maschera non tua e ti chiede di non essere crudele con te stessa e si dispera se ti vede con gli occhi pieni di lacrime.NUNZIA ESPOSITO 

Una strada da percorrere.Mi guardo indietro e penso a quanta strada fatta,guardo avanti e non so quanta strada farò. Il passato fu e mai ritornerà, il futuro chissà se sarà e a me non resta altro che vivere il presente perché senza di esso non potrà mai essere né il passato né il futuro.NUNZIA ESPOSITO

Il silenzio:Oggi voglio dare silenzio,quel silenzio che ci serve a farci capire che nulla è scontato,quel silenzio che serve a purificarci e a rimanere in contatto con L’AMORE quel silenzio che di dovrebbe far riflettere che la vita è un suo DONO, quel silenzio che ci dovrebbe dare la forza di ringraziare per tutto quello che abbiamo fatto e avuto durante il percorso della nostra vita senza farci pensare a quello che invece  hanno avuto o fatto gli altri.Un silenzio che ci dia la forza,la determinazione e l’intelligenza tutti valori che servono per poter essere uniti in un solo scopo.Il silenzio ha un suo rumore  che ci potrebbe scuotere nell’interno ma noi facciamo un altro tipo di rumore. Quel rumore di invidia,di prevaricazione che di dà quella spinta cattiva da poter pensare che gli altri siano nell’errore mentre noi siamo perfetti e qui si cade nella dannazione e si sta male. Il mio silenzio è quello di voler capire che siamo tutti nella stessa barca:potenti, ricchi,poveri, tutti abbiamo un vissuto che nessun altro ha percorso. Il mio è un silenzio di preghiere ,di affanni, di tribolazioni,il mio è un silenzio che non vorrebbe salire su uno sgabello, su un pulpito da poter puntare il dito verso l’altro giudicando perché solo l’IO ha problemi mentre chi ci sta accanto non ne ha. Il mio è un silenzio che non fa rumore,perchè è coperto dar rumore frenetico della vita quotidiana; ma se tutti facessero silenzio il rumore di questo silenzio salirebbe fino al cielo e sarà un silenzio pieno di lacrime vere.NUNZIA ESPOSITO

Il pianto: Piangere significa essere infantili? Piangere significa essere fragili e non affrontare i problemi? Piangere significa essere deboli? Siamo sicuri che piangere sia tutto questo? Piangere significa essere umani e non infantili perché il pianto è una reazione fisica. Piangere non significa essere fragile e non affrontare i problemi perché il pianto è uno sfogo per affrontare meglio la vita. Piangere non è un segno di debolezza, semmai il contrario. Ci si mostra per quello che si è senza nascondersi. Piangere è semplicemente se stessi.NUNZIA ESPOSITO