C’era una volta un sogno

C’ERA UNA VOLTA UN SOGNO.
C’era una volta un sogno. Di solito le storie non iniziano così, ma io voglio iniziare la mia in questo modo. C’era una volta un sogno che diventà realtà. Ma fin qui non c’è nulla di male realizzare un proprio sogno un proprio progetto. I sogni possono essere realizzati con facilità e con costanza se il protagonista ha una storia facile alle spalle ed è libero di realizzarlo perchè non ha limiti di tempo,di età, ma soprattutto non ha limiti fisici. E in questo ultimo caso diventa più difficile che il sogno stesso si possa realizzare appieno. Eppure ciò è avvenuto nonostante i limiti fisici. Basta aver pazienza e dare tempo al tempo: e tutto poi accade.
C’era una volta una ragazza ventottenne che era agli inizi di una convivenza con una “patologia” che l’avrebbe portata, con il passar del tempo,ad avere appunto dei limiti fisici che le venne in desiderio, dopo essere ritornata da un viaggio da Parigi a desiderare di visitare un’ altra capitale europea: Vienna. Ma purtroppo la vita le ha messo davanti molti ostacoli, molte situazioni che sembravano mettere in discussione questo suo sogno. Va bene che in tutto questo periodo che ebbe inizio con la capitale francese, ha avuto a modo suo molte occasioni di viaggio,ha avuto la possibilità di conoscere gente importante e non; ma il tempo passa e questa ragazza ventottenne cresce e con il passar degli anni vede allontanarsi questo sogno. Aveva lasciato la cosa così come veniva: se si fosse realizzato sarebbe stata la persona più felice di questo mondo ma se non l’avesse realizzato avrebbe fatto pace con se stessa ugualmente nonostante tutto. Fino a quando entra in un’associazione laica dove spesso organizzano viaggi religiosi, sia nella propria nazione di origine sia all’estero. E discutendo, chiedendo, parlando che le viene detto che forse un giorno potrà esaudire il proprio desiderio di fare questo famoso viaggio. Ma nonostante quella voglia, lei rimaneva sempre con i piedi per terra, perchè sapeva che difficilmente poteva accadere.
Finchè un’ inverno di vent’anni dopo, le fu comunicato che nella primavera successiva questo viaggio poteva essere organizzato. E la partenza era stata concordata con tanto di data e organizzata con delle risorse umane che avrebbero aiutato lei e chi come lei stava in difficoltà ficica. Ma abituata a stare con i piedi per terra finchè non sarebbe arrivato il giorno della partenza non ci avrebbe creduto che tutto ciò potesse accadere. Ma quel giorno arrivò. Era un giovedì di fine maggio cui ritorno era previsto per la domenica dopo. Erano semplicemente quattro giorni. Ma sarebbero stati i quattro giorni più belli, più sereni e più indimenticabili della sua vita. L’appuntamento era previsto a una certa ora all’areoporto cittadino dove doveva incontrarsi con il suo gruppo.
Semplicemente un’ora e mezza di volo che la divideva da Vienna. Mancava poco e il suo più grande sogno si sarebbe realizzato, non stava più nella pelle. Arriva im momento in cui l’aereo decolla per poi atterrare nella città austriaca. E appena toccato terra e si scende dall’aereo, ecco che le sensazioni, le emozioni diventano certezze. Il viaggio così ebbe inizio. I giardini imperiali, i castelli, il parco pubblico con la famosa ruota panoramica cui vista dall’altro della città, i musei, il centro storico tutto parlava di una città imperiale millenaria. E il giro anche in metropolitana, le uscite serali e tirar tardi nel bar dell’albergo a raccontarsi i propri sentimenti e di come si stava vivendo questa nuova avventura che certamente sarebbe stata bella.Un’esperienza condivisa con persone a cui si vuole bene e che contraccambiano questo sentimento e ti ringraziano, ringraziano te, sottolineando che se non fosse stato per l’insistenza quest’avventura non si sarebbe vissuta. Ma come nelle più belle favole anche questo sogno ha una fine.
Si arriva alla domenica: il giorno in cui si ritorna in patria, nella città di origine.
E i parenti che ti aspettano a casa sono desiderosi di ascoltare l’esperienza appena vissuta con la curiosità di aprire i regalini e gustare i dolcetti che hai portato dalla città austriaca. Ma la cosa più importante di questa avventura è che ti rimane nel cuore,ti ha fatto vivere emozioni che hai condiviso con chi ha i tuoi stessi limiti fisici ma soprattutto che hai condiviso anche con chi ti ha dato quell’assistenza necessaria per poter passeggiare e farti compagnia nelle stanze dell’albergo. Eravamo una cosa sola. Ma come ogni favola che si rispetti c’è una morale. E la morale di questa favola è che nonostante ci siano due aspetti e due storie diverse: da una parte chi ha delle limitazioni fisiche e dall’altra chi è “normale” la forza è diventata una sola. L’incastro era perfetto. O forse il motivo che l’incastro era perfetto che questo sogno era condiviso con tutti i partecipanti di questo viaggio. NUNZIA ESPOSITO

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